L’universo olografico, il principio antropico e la guerra del buco nero: l’universo è a misura d’uomo?

La teoria delle superstringhe include la possibilità che l’universo per come lo percepiamo non sia altro che la percezione che abbiamo noi umani del mondo macroscopico, in grado di ricevere informazioni solamente dalle basse energie. Ciò vuol dire che la realtà così come noi la sperimentiamo, il nostro stesso universo, può essere vista come una proiezione di un paesaggio cosmico. L’universo sarebbe un ologramma di una realtà cosmica multidimensionale: è il principio olografico.

Suona fantascientifico? Continuate a leggere …

L’idea che il cosmo sia un ologramma risolve il problema del paradosso del buco nero, oggetto di una accesa guerra durata ben trent’anni tra il fisico americano Leonard
Susskind
e il fisico inglese Stephen Hawking. Il paradosso del buco nero dipinge uno scenario molto vicino alla tua domanda, almeno filosoficamente parlando. Ciò che contraddistingue un oggetto fisico da un altro è il modo in cui la massa e, in definitiva, l’energia che lo costituisce è aggregata. Dal punto di vista subatomico tutto il cosmo è “semplicemente” un brodo di particelle, mentre noi umani siamo in grado di distinguere un uomo da un animale. Esiste quindi una informazione intrinseca contenuta in tutti gli oggetti che, in qualche modo, è contenuta nella stessa materia.

Secondo Stephen Hawking, cui dobbiamo il paradosso del buco nero, all’ingresso del buco nero gli stati della materia collassano tutti in un medesimo stato. Leonard Susskind sostiene che ciò viola il principio di conservazione dell’informazione, un principio molto complesso che, brevemente, può essere riassunto nel fatto che non sono ammessi stati del sistema che non rendono distinguibile lo stato del sistema precedente. Dopo una battaglia lunga tre decenni, si è dimostrato che era Susskind ad avere ragione. Il significato di tutto ciò e che l’oggetto ultimo che si conserva è proprio l’informazione. Qualsiasi trasformazione possiamo operare, l’informazione non va mai persa. L’energia, la massa e tutte le grandezze fisiche sono codificabili come informazioni e, di nuovo, l’informazione intrinseca non va mai persa.

Certo, è uno scenario assolutamente fantascientifico quell

o che poniamo, ma se l’informazione non si perde, allora, non è escludibile apriori che esista un modo per registrarla, immagazzinarla, trasmetterla e riprodurla. L’idea di Paesaggio Cosmico, naturale spin-off della parte cosmologica della teoria delle superstringhe apre un fronte decisamente interessante. La teoria delle superstringhe nasce da un impianto puramente formale che ha il pregio di spiegare diversi comportamenti in natura, altrimenti non giustificabili. Dal punto di vista matematico, la struttura del nostro universo ammette un numero di soluzioni non unico. Vale a dire che le costanti fisiche, come la costante di attrazione gravitazoinale o la costante cosmologica e diverse altre, ammettono diversi valori e a ciascuno di questi valori corrisponde ad un’evoluzione determinata dell’universo. Il nostro universo non è collassato dopo il Big Bang perché le forze che lo regolano sono regolate finemente da una nutrita schiera di costanti. Costanti che l’uomo, man mano, ha spontaneamente scoperto grazie alla sua incessante ricerca.

La teoria delle superstringhe ammette l’esistenza, in linea di principio, di molti universi, detti appunto multiversi, ciascuno dotato di valori specifici delle costanti cosmologica, gravitazionale, e così via. La domanda chiave è: nel panorama di sterminati universi possibili del Paesaggio, come mai le costanti cosmologiche del nostro universo sono tarate in modo così esatto da permettere non solo la formazione dell’universo, l’addensarsi delle stelle e, adddirittura, la vita? In fondo, e questa è un’argomentazione scientifica, le possibili combinazioni ammesse dal paesaggio sono innumerevoli.

Se solo la costante cosmologica fosse diversa, il nostro universo sarebbe collassato, o se la costante di gravitazione universale, scoperta da Newton, fosse appena minore, l’attrazione gravitazionale delle nubi stellari non sarebbe stata sufficiente per permettere l’addensarsi di corpi celesti e, tantomeno, dei pianeti. Non è una questione irrisoria, considerando che la costante di gravitazione universale è un numero infinitamente piccolo:

G = 0,0000000000667384

Date le masse e le distanze in gioco, se G fosse stata anche solo “sbagliata” di un miliardesimo, la vita sulla terra sarebbe stata impossibile: un individuo come me e te avrebbe potuto pesare anche qualche migliaio di Kg, tutte le orbite sarebbero sballate e così via proseguendo per un numero considerevole di disastri interplanetari.

Fu così che il fisico teorico Brandon Carter, in un seminario a Cracovia per il cinquecentesimo anniversario della nascita di Copernico, propose provocatoriamente il Principio Antropico: non potrebbe essere che l’universo sia tarato appositamente per permettere la vita dell’uomo?

Ci torneremo su.

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Una risposta a L’universo olografico, il principio antropico e la guerra del buco nero: l’universo è a misura d’uomo?

  1. D Livio scrive:

    Sono interessato all’argomento!
    Complimenti per il blog.

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