Allarme dall’Osservatorio dei Diritti: cresce l’odio in rete

Gli ultimi episodi legati ai respingimenti e alle morti in mare hanno prodotto non solo una vera e propria tragedia ma, di fatto, sdoganato un linguaggio violento, cui sono seguite violenze fisiche, come dimostrano gli ultimi fatti di cronaca da Firenze, Bologna, Corsico, Caserta e Vibo.

Ad aggravare il quadro è anche il clima di forte intolleranza che si respira nei Social Network: a sollevare un vero e proprio grido di allarme è l’Osservatorio Italiano sui Diritti Vox, un “multipolo” universitario che vede la collaborazione degli atenei di Milano, Bari, La Sapienza di Roma e Cattolica di Milano.

Il 25 giugno scorso, presso l’Università degli Studi di Milano, Vox ha presentato la terza edizione della Mappa dell’Intolleranza, un progetto di analisi del linguaggio associato ai tweet in merito alle tematiche più rilevanti: donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani.

L’Osservatorio dei Diritti rileva una tendenza decisamente preoccupante:

“Nell’anno 3 della rilevazione, che ha esaminato il periodo tra maggio e novembre 2017 e marzo – maggio 2018, risultano evidenti alcune importanti variazioni rispetto agli anni passati. Una su tutte. Sommando i cluster che si riferiscono a xenofobia, islamofobia e antisemitismo, predittivi quindi di atteggiamenti di forte intolleranza contro migranti e persone considerate “aliene”, la percentuale dei tweet dell’odio si attesta al 32,45% del totale nel 2017 e sale al 36,93% nel 2018: un balzo di 4 punti in pochi mesi!”

L’odio in rete, dall’ascesa dei partiti populisti, è un fenomeno in costante crescita, in particolare verso le altre etnie. Mentre – riporta l’Osservatorio dei Diritti – l’omofobia è in calo più di un italiano su tre twitta hate speech verso immigrati e musulmani.

Il punto cardine dello studio è che, di fatto, il nuovo corso sta non solo sdoganando il linguaggio dell’odio, ma lo sta anche cronicizzando. Ma cosa vuol dire hate speech, cioè quando il nostro linguaggio diventa linguaggio dell’odio?

Secondo lo studio Hate Speech Annotation: Analysis of an Italian Twitter Corpus, dell’Università di Torino, le dimensioni che caratterizzano l’hate speech sono quattro:

  • Aggressività: nuova invasione di migranti in Europa (debole) / Cacciamo i rom dall’Italia (forte)
  • Offesa: I migranti sanno solo ostentare l’ozio (debole) / Zingari di merda (forte)
  • Ironia: ora tutti questi falsi profughi li mandiamo a casa di Renzi ??!
  • Sterotipazione: Roma in bancarotta ma regala 12 milioni ai rom

E’ indubbio che, leggendo questi criteri di analisi del linguaggio, questa modalità espressiva è ormai ampiamente diffusa. Barbara Lucini del Dipartimento Sociologia, Università Cattolica di Milano, spiega che questo processo è in atto, con particolare riguardo agli ultimi mesi:

“Nell’ultimo periodo lo scenario sociale risulta intriso di frequenti episodi di intolleranza e violenza verso gruppi e categorie di persone che, per loro intrinseche caratteristiche, diventano bersaglio di pregiudizi diffusi e atteggiamenti di avversione. In particolare stiamo assistendo a una polarizzazione di visioni e dei conflitti, che trovano una ragione di esistere – non di legittimazione – nei pregiudizi diffusi e radicati proprio come elementi culturali. È quindi importante approfondire tali tematiche per meglio comprendere le ricadute sociali di questi convincimenti”

Come si batte l’intolleranza? Secondo Silvia Brena, confondatrice di Vox, è necessaria innanzitutto l’integrazione, ecco cosa accade quando c’è:

“Oggi l’odio si concentra contro le persone considerate diverse, per appartenenza a culture differenti dalla nostra. I dati che abbiamo raccolto su antisemitismo e islamofobia confermano in questo senso una tendenza in atto, verso la “globalizzazione” della rabbia e dell’odio. Ma dalla rilevazione emerge un altro aspetto importantissimo. I tweet intolleranti diminuiscono, dove è più alta la concentrazione di migranti, dimostrando quindi una correlazione inversa tra presenza sul territorio e insorgere di fenomeni di odio: come a dire, conoscersi promuove l’integrazione”.

e, soprattutto, è necesario lo sviluppo culturale mediato dalle buone leggi:

Ripartire dall’educazione civica, ritrovare le parole inclusive, ritrovare i valori fondanti del patto sociale alla base delle nostre democrazie. Nella consapevolezza che trasformare i ragazzi in cittadini è compito difficile.

 

-> Vai ai risultati completi dello studio “La Mappa dell’Intolleranza”
-> Vai all’articolo sulla annotazione dell’Hate Speech

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