Immuni: garantisce davvero la privacy ?

Giusto ieri è stata rilasciata la app Immuni, ne avrete sentito parlare abbondantemente perché accompagnata da polemiche. Dopo aver letto la documentazione tecnica, l’abbiamo scaricata e installata. Con questo post vogliamo rispondere alle domande che rimbalzano – a ragione – sui social.

Abbiamo innanzitutto letto la documentazione a fondo e, sopportandone un poco l’inglese maccheronico, in effetti la soluzione descritta è piuttosto interessante. Ma andiamo con ordine.

Cosa succede quando installi Immuni?
Innanzitutto, per installare Immuni è necessario aggiornare il sistema operativo, il motivo è essenzialmente dovuto al supporto della tecnologia Bluetooth Low Energy Signal (BLE), che è gia disponibile dal 2018. Di fatto analoga al Bluetooth classico BLE consente di emettere pacchetti di informazione sulla banda dei 2.4 Ghz usando una tecnica di modulazione (ovvero di sovraimposizione dell’informazione sul segnale radio) che utilizza meno energia. I terminali che trasmettono segnali BLE si comportano come una ricetrasmittente classica, che trasmette e riceve su 40 canali della larghezza di banda di 2 Mhz l’uno. Un numero più che sufficiente per stabilire connessioni con dispositivi diversi.

Una volta installata Immuni, che non richiede registrazione,
quindi username e password, il nostro terminale inizierà a trasmettere pacchetti BLE verso l’esterno. Immuni non usa la geolocalizzazione GPS, potete sincerarvene andando sul pannello di controllo e verificando che l’app non appare neanche tra quelle cui è stata fornita una autorizzazione all’utilizzo del GPS. Vi consigliamo di farlo, per rendervi conto di quante e quali sono le app cui, invece, abbiamo dato il permesso di registrare la nostra posizione. Compresi diversi giochini dalla dubbia utilità.

Come funziona Immuni ?

L’app che, come dicevamo non usa proprio il GPS, si comporta essenzialmente come un walkie-talkie: emette una serie di pacchetti di informazione che contengono una chiave crittografata generata ogni giorno per assumere valori diversi. Contemporaneamente, Immuni registra sul vostro terminale le chiavi generate da altri dispositivi, corredate dell’intensità del segnale ricevuto.

Questo fatto è di cruciale importanza per combattere il Covid-19: infatti il numero di pacchetti ricevuto con la relativa intensità di segnale, consente di stimare per quanto tempo siamo stati vicini all’altra sorgente e a quale distanza. Immuni usa un algoritmo interno che, sulla base della combinazione dei due valori tempo e distanza di esposizione determina il rischio di contagio.

Supponiamo ora che, in un momento successivo, il proprietario di uno dei terminali con cui siamo stati a contatto dichiari di aver sviluppato il Covid, le chiavi crittate generate da questa persona consentiranno di allertare tutti i proprietari dei terminali con cui è stato in contatto tramite una apposita notifica veicolata dalla stessa app.

Le uniche informazioni addizionali sono relative alla provincia di registrazione del terminale. L’utilità dichiarata di questa informazione sta nell’incrociare i dati con quelli epidemiologici. Anche se, avendo il GPS disattivato, questa scelta può essere parzialmente inficiata dagli spostamenti. Come accade ad esempio se un terminale registrato nella provincia di Roma si sposta al Nord Italia.

Quali sono gli effetti sulla batteria?
La tecnologia BLE consuma 1 Ah (Ampere – ora) in oltre 1 anno. La batteria di uno smartphone mediamente si attesta su 1.5 Ah: all’atto pratico abbiamo verificato su un iPhone XS Max che la batteria si consuma di circa il 3% ogni ora lasciando il telefono in stand-by. Praticamente invariato rispetto a prima della installazione di Immuni.

E’ vero che viola la privacy?
Non ci sono dubbi su questo fronte: Immuni non può violare  la privacy. L’app non usa il GPS  e non può tracciare i nostri spostamenti. Tutto ciò che fa è registrare le chiavi crittate (completamente anonime) dei pacchetti che eventualmente riceve, nel frattempo, dagli altri terminali.

Vale la pena installare Immuni?
Eravamo molto scettici all’inizio, lo confessiamo, ma ad una attenta analisi dobbiamo affermare in modo netto che installare Immuni è non solo consigliato, ma può rivelarsi decisivo nel combattere il Coronavirus. Così come è stata ideata consente infatti di stimare tempo e distanza di esposizione e l’intera storia dei contatti di chi si dovesse rivelare positivo al virus.

Allo stato attuale, Immuni promette esattamente ciò che occorre per combattere la pandemia. Vale la pena comunque fare alcune considerazioni. La prima è che se tutti installassimo l’app, i server si troverebbero a gestire una mole di dati non indifferenti, e qui il gioco sta tutto all’architettura hardware sottostante e alla capacità elaborativa dei server che la costituiscono. Se è vero che ogni terminale genera un numero di pacchetti di informazione contenuto, è altrettanto vero che questi pacchetti ripetuti nel tempo da decine di milioni di terminali al giorno possono produrre una mole considerevole di dati. Del resto siamo nell’era dei Big Data e, almeno nominalmente, abbiamo tutte le carte in regola per gestire questa situazione. Speriamo, insomma, che l’infrastruttura regga.

La seconda considerazione è basata sulla necessità di tenere il Bluetooth acceso. Generalmente lo è sempre in tutti i dispositivi e, abbiamo visto, il problema del consumo è irrilevante. E’ di fondamentale importanza ricordarsi di spegnere il Bluetooth in caso di viaggi in aereo, perché ad esempio in iOS, una volta abilitato il Bluetooth questo resta acceso anche nella modalità in aereo.

La terza considerazione è potrebbe non essere necessario prendere troppo alla lettera la richiesta di non spegnere mai il bluetooth:  se di notte andate a dormire, potete tranquillamente porre il telefono in modalità in aereo con il bluetooth spento, l’app ve lo ricorderà il giorno successivo ma pazienza.

L’ultima, e non meno importante, è – per i più scettici – di ricordarsi di verificare che non vengano richieste ulteriori autorizzazioni quando installeremo le versioni successive di Immuni. Allo stato attuale non esiste alcun impatto sulla privacy né sul consumo dei dati, che è davvero minimale.

-> Vai alla documentazione su GitHub

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Lo Scoop ai tempi del Coronavirus

Siamo ormai al terzo mese di lock-down, chiusi in casa, in una situazione certamente non facile da gestire. In questo blog abbiamo seguito tutta l’evoluzione sino al termine della fase 1: è andata come avevamo previsto, con le tempistiche – per fortuna – pienamente rispettate.

Chi ci segue lo sa, siamo un blog di divulgazione scientifica, e pur essendo in prima linea nell’invitare a rispettare tutte le regole di contenimento del virus, distanziamente sociale, uso delle mascherine secondo le disposizioni, detersione delle mani, nonché un deciso invito alla prudenza conservativa, non possiamo fare a meno di … fare il nostro lavoro.

Non c’è dubbio che, in una complessa situazione come questa, le persone abbiano adottato comportamenti ad ampio spettro, generalmente prudente, ma con punte di eccessivo ottimismo. A fare da sfondo a tutto ciò, come se non bastasse, le difficoltà economiche. Così, mentre capiamo che bisogna pur guadagnarsi la pagnotta, non possiamo non stigmatizzare un comportamento particolarmente odioso: quello di alcuni giornali che, approfittando della risonanza della pandemia, trovano espedienti per fare cassa, passando così dall’essere “giornalisti” a “giornalai”. Non spetterebbe a loro di vendere i giornali, lo sappiamo, questo compito spetta alla rispettabilissima schiera dei giornalai, quelli veri e senza virgolette.

Alla vostra destra potete vedere la foto del solito “furbetto” che approfitta di un banale trucco fotografico, ovvero l’utilizzo del teleobiettivo per fare cassa e rendere così lo scatto più appetibile di quanto non meriterebbe.
Peccato che, in questo caso, c’era anche la redazione di LidiMatematici e, avendo va visto in atto questo comportamento, siamo arrivati preparati.

Il weekend scorso ad Ostia, dove sono state scattate queste foto, era pieno di giornalisti, cercavano lo scoop esattamente come hanno fatto e continuano a fare alcuni personaggi discutibili in passato. Accadeva che i fotografi si piazzavano dalla distanza, col teleobiettivo, con le persone ad avvisarsi reciprocamente. Scene pure divertenti: “Aoooo! Ve stanno a riprende!”, tipo così se non fosse chiaro.

Dicevamo, spesso i fotografi (non tutti ovviamente) usano tecniche banali di schiacciamento prospettico per dimostrare che è pieno di gente – quando così non è – vendendo così la foto alle loro testate. E in questo articolo vogliamo darvi una dimostrazione pratica.

Così appariva il lungo mare in quella giornata, è la prima volta che lo vedevamo da due mesi e mezzo. Come potete vederem chi insiste a dire che c’è “un sacco di gente” usa evidentemente artifici fotografici.

Ed ecco la stessa foto, identica, semplicemente ritagliata al centro:

Purtroppo non sono pochi i fotografi usi a questo comportamento che dire scorretto è poco. Ve lo dimostriamo attraverso un set di foto analoghe, scattate negli stessi punti, e trattate in modo tale da far apparire la stessa scena come piena di persone, quando in realtà non lo è. I fotografi che applicano questi artifici per vendere i propri scatti dovrebbero riflettere un attimo, e fare un passo indietro, perché stanno gettando una luce del tutto immeritata su tutti noi,che stiamo sostenendo uno sforzo immane.

Tutte le foto esposte in questo articolo sono state scattate dalla redazione di LidiMatematici e, su tutte, è stato applicato lo stesso artificio:un semplice taglio prospettico operato a partire da una prospettiva più ampia. Per essere chiari: le foto che vedete sono esattamente la stessa foto, ma tagliata in modo opportuno per far sembrare piena di gente una strada, in realtà, praticamente vuota. Trovate diversi esempi in calce a questo articolo.

Un fotografo esperto sa replicare alla perfezione questo “trucco” fotografico, semplicemente adottando un teleobiettivo (dai 200mm equivalenti in su). Ve ne accorgete perché la profondità di campo, ovvero la porzione di scena a fuoco, è tipicamente ridotta. E’ un effetto fotografico tipico delle cosiddette “ottiche lunghe”. La adozione di una ottica lunga è, di fatto, equivalente al taglio che vi abbiamo mostrato.

Usare queste tecniche è, lasciatecelo dire, francamente esecrabile, una forma di sciacallaggio, nel senso proprio del termine, cioè della azione di mangiare sui resti delle disgrazie altrui.

P.S: su Facebook, siamo stati bannati da un fotografo cui avevamo fatto notare il trucco fotografico …

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Aggiornamenti COVID-19 in tempo reale

Cari amici, da oggi pubblichiamo in tempo reale le statistiche aggiornate basate sui dati della protezione civile del COVID-19. L’idea prende spunto da è una discussione fatta a fine gennaio su un network professionale: all’epoca il virus stava iniziando a toccare la popolazione mondiale (in Cina) e mostrava già la tendenza  ad attestarsi su un livello massimo.

La curva che vedete, a forma di S, si chiama regressione logistica. È importantissimo che riduciamo il numero di contagi per far essere meno veloce il tratto ascendente , noi stiamo – purtroppo- all’inizio di quello.

Questa analisi fu fatta non per prevedere il numero di contagi ma per comprendere la natura della sua propagazione.

Il grafico, ottenuto proiettando i primi dati mondiali a fine gennaio è normalizzato a 10000 e mostra vari fenomeni:
– cattiva notizia: il virus è estremamente contagioso, e si propaga velocemente
– probabilmente buona notizia: la saturazione al livello mondiale era proiettabile dalla fine febbraio in poi
– buona notizia: segue una regressione logistica, NON sarà indefinitamente esponenziale, e si attenuerà.

 

Il punto è che dobbiamo essere bravi a farlo saturare intaccando una percentuale ridotta della popolazione.

Se siamo bravi ed evitiamo contagi faremo si che si stabilizzi più in basso pagando il prezzo che ciò accadrà meno velocemente. Il che vuol dire che, comunque, ci vorrà del tempo, ma almeno le strutture ospedaliere saranno in grado di assorbire il fenomeno. Teniamo duro.
E stiamo a casa.

I dati che vengono pubblicati in questa pagina sono ottenuti da un modello matematico sviluppato dal blog. La parte di curva in rosso sono i dati reali, in celeste la proiezione ai giorni successivi, prodotta dal modello matematico tarato sul miglior scenario possibile.

La include due indicatori, il Growth Factor è importante per comprendere lo stato della evoluzione dei contagi. Quando il Growth Factor raggiungerà 1, ad una evoluzione dei contagi ormai stabile.  E’ calcolato mediante rapporto del valore attuale diviso per il precedente e, se applicato per periodi successivi, ha la proprietà di avere il numero di giorni all’esponente. Le regioni con un Growth Factor più alto sono più indietro nella evoluzione, quelle con un un Growth Factor di 1 sono fuori dalla crisi.

Il secondo indicatore, l’Indicatore di Picco, è il Growth Factor applicato alla velocità di contagio giorno per giorno. Quando questo indicatore arriva ad 1 siamo giunti al picco dei contagi. Questo indicatore non è stabile, ovviamente, perché le velocità possono variare di giorno in giorno in base a molti fattori (numero di tamponi somministrati, adesione al protocollo del DPCM da parte della popolazione, etc).

La tabella delle regioni e del relativo tasso di accelerazione mostra la evoluzione dei contagi, + (in aumento), = (stazionario), – (in diminuzione) e le velocità di contagiati al giorno (differenza tra il numero di contagiati nei giorni di oggi, ieri e l’altro ieri). L’ultima colonna riporta la variazione percentuale dei contagi negli ultimi due giorni.

Nota: il numero di casi riportato in queste tabelle è estratto dai consuntivi giornalieri della Protezione Civile e include i guariti, deceduti e gli attualmente positivi.

-> #IoRestoACasa: vai al riferimento normativo del DPCM 11 Marzo

-> Vai alle Domande Frequenti, link ufficiale

(Fonte: repository ufficiale Protezione Civile)

*** Aggiornamento – 20 Aprile:

Oggi è un giorno storico: il numero di positivi diminuisce di 20 unità. Bene tutte le regioni, ormai verso crescita nulla, spiccano Calabria e Friuli, in decrescita. Restano ancora indietro Bolzano e Val D’Aosta. Oggi, vale la pena di brindare.

*** Aggiornamento – 13 Aprile:

si conferma la leggera ripresa degli ultimi giorni, cumulando un ritardo di due giorni della risoluzione, rispetto allo scenario della settimana scorsa. Bene tutte le regioni, ancora in leggero affanno Lombardia, la regione che traina le statistiche del paese. A seguire tra le regioni più impattate Friuli, Sardegna e, parzialmente l’Umbria. Bene le regioni del sud, decisamente virtuose rispetto alla evoluzione del virus. Decisamente ottima la notizia della riduzione sia dei ricoverati con sintomi che, soprattutto, la terapia intensiva.

*** Aggiornamento – 6 Aprile:

altro giorno importante, sempre proiettati verso la meta. Migliora praticamente tutta l’Italia, ad eccezione del colpo di coda delle Marche, che incrementa gli attualmente positivi di circa 150 unità. Un incremento non trascurabile ma, come accade tipicamente in questa fase, le oscillazioni sono assolutamente possibili (e fisiologiche). Da oggi, quindi, l’aggiornamento sarà settimanale. Teniamo duro, e restiamo in casa.

*** Aggiornamento – 5 Aprile:

Anche oggi oscillazione degli attualmente positivi in risalita sulle regioni più grandi che, a loro volta, trainano il trend nazionale. Meglio il sud e il resto delle regioni, meno bene la Calabria. Gli incrementi registrati non sono ascrivibili ad un aumento del numero dei tamponi, che resta sempre intorno alle 40 mila unità al giorno.

*** Aggiornamento 4 Aprile:
Nuova giornata di oscillazione per Lombardia e, putroppo, Piemonte, quindi per le regioni che hanno passato il picco nei giorni precedenti. Ripresa più intensa per Molise, Valle D’Aosta e P.A. di Bolzano, anche se con numeri relativamente contenuti, numeri leggermente più importanti per Sardegna e Abruzzo, in dismissione tutte le altre regioni.

*** Aggiornamento – 3 Aprile:
Sempre dritti verso la meta. Lombardia in fase di nuova oscillazione, in un contesto in cui tutte le regioni sono in miglioramento, da tenere sott’occhio il gruppo di regioni del centro-sud delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria e Campania. Prosegue deciso il trend di attenuazione al livello nazionale.

*** Aggiornamento – 2 Aprile:
Ancora bene tutte le regioni, alcune di queste registrano (come la Lombardia) registrano un balzo apparente degli indicatori, invece dovuto ad una differenza negativa del numero degli attualmente positivi, comunicata negli ultimi giorni. Anche il Friuli, che ha registrato un numero di positivi doppio rispetto a ieri, si attesta comunque su numeri relativamente contenuti. Complessivamente al livello nazionale, il numero dei positivi di oggi è inferiore a quello di ieri, aumentano i guariti, a fronte di un numero di tamponi incrementato di circa 40 mila unità.

*** Aggiornamento – 1 Aprile:

Prosegue il miglioramento al livello nazionale, anche se il numero di positivi oggi ha subito un innalzamento, che però riporta i dati nel trend atteso. Di fatto, le rilevazioni degli ultimi due giorni erano da considerarsi anomale. Meglio tutte le regioni, con Trento, Molise e Friuli leggermente indietro nella evoluzione del processo di contagio. Queste regioni dovranno ancora attendere per incontrare il picco massimo. Praticamente sul picco Puglia, Sardegna e Veneto. Le altre regioni hanno “svalicato”.

*** Aggiornamento – 31 Marzo:

Data la stabilità del totale dei contagi, da oggi pubblichiamo il nuovo modello che si basa sugli attualmente positivi. Di cui pubblichiamo i grafici che seguono:

  •  totale cumulato degli attualmente positivi, con relativo modello di previsione
  • numero di attualmente positivi per giorno, corredato del relativo modello
  • tabella riepilogativa dei contagi, suddivisa per attualmente positivi, deceduti, guariti, con il dettaglio del numero dei tamponi effettuati e del Growth Factor (rapporto degli attualmente positivi degli ultimi due giorni).
  •  distribuzione degli attualmente positivi, dei guariti e dei deceduti negli ultimi sette giorni.

La distribuzione dei nuovi contagi per giorno, proiettata al futuro, è incoraggiante: stando al modello per la terza settimana di aprile dovremmo vedere la luce. Tutte le regioni in rallentamento, con l’eccezione della Liguria. Il Growth Factor negativo delll’Umbria è dovuto al fatto che ci sono stati più guariti che positivi.

 

*** Aggiornamento – 30 Marzo:

Nonostante il superamento di una nuova barriera psicologica, quella dei centomila casi, si può affermare che vadano ancora bene tutte le regioni d’Italia, tranne Sardegna, Puglia e, pur se con numeri esigui, Molise. La Campania soffre ancora un poco, ma decisamente sulla china discendente, come tutto il resto delle regioni.


 

*** Aggiornamento – 29 Marzo:

Decisamente confermato il superamento del picco, orami evidenziato dal rallentamento dei nuovi casi (lo ricordiamo, quelli presentati includono tutti gli esiti, siano essi attualmente positivi, guariti o deceduti). Oggi è una giornata particolarmente positiva, pur nel quadro drammatico, che segna una netta decelerazione del numero dei casi di tutte le regioni, tranne la Liguria. Teniamo duro, la strada è quella giusta!


 

*** Aggiornamento – 28 Marzo:

Si conferma il superamento del picco, in una giornata dove, ma era inevitabile, abbiamo superato il numero di diecimila vittime. Questo numero è, però, un triste valico che siamo chiamati a passare, e si colloca in un quadro di generale attenuazione della velocità dei contagi, in diverse regioni di Italia, con la Lombardia in netta attenuazione del numero di nuovi casi. Alcune regioni sono ancora indietro, tra queste Marche, Molise, Sardegna, Toscana, Basilicata ed Abruzzo. Teniamo duro, i numeri sono alti, ma i contagi rallentano.

*** Aggiornamento – 27 Marzo:

Praticamente tutta Italia ha superato il picco, inseguono ancora Campania, Friuli e Puglia. Incremento importante in Calabria, Bolzano e Val D’Aosta. Il resto d’Italia in miglioramento.

 

*** Aggiornamento – 26 Marzo:

Ancora una giornata di oscillazione, che segna una ripresa del numero di casi rilevati positivi dai tamponi in alcune regioni, tra cui Calabria, Campania, Liguria, Lazio, Umbria, Molise e, putroppo, la Lombardia. Per il secondo giorno consecutivo accelera la Sardegna, pur se con numero contenuto di contagi (52). Occorre pazienza e rispetto delle regole, questi numeri – purtroppo – riportano le lancette della evoluzione dei contagi a qualche giorno fa.

*** Aggiornamento – 25 Marzo:

Lo scenario odierno è in linea con quanto emerso nei giorni precedenti, picco in corso con sostanziale riduzione del numero di contagi nella maggior parte delle regioni, anche se per alcune di queste si profila una situazione ancora leggermente arretrata nella evoluzione dei contagi, in particolare per Campania, Marche, Bolzano, Trento, Sicilia, Toscana e Umbria. Basilicata e Friuli hanno spiccato un salto in avanti nel numero di contagi, con numeri bassi per la prima (ieri 2 contagi, oggi 21) e più importanti per la seconda, con 147 nuovi positivi al tampone.

*** Aggiornamento – 24 Marzo:

Un’altra giornata altalenante, con una ripresa del numero dei contagi (si intende sempre il numero dei positivi al tampone), che sposta nuovamente il picco alle date di proiezione dei giorni scorsi, cioè tra domani e dopodomani. Praticamente un picco in corso che sta attraversando regioni in leggero aumento della velocità dei contagi come Lazio, Bolzano e Trento, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto. Incremento maggiore in Molise, Sardegna, Calabria e Piemonte, in linea con una remissione del trend dei contagi tutte le altre regioni.

*** Aggiornamento – 23 Marzo:

Sembra proprio che siamo arrivati a metà strada. I dati, confrontati con il modello di pochi giorni addietro, mostrano chiaramente come abbiamo superato il picco proprio tra ieri ed oggi. Contagi in decelerazione in tutta Italia, tranne Emilia, Liguria e Abruzzo. Fatta salvo una impennata importante della Sardegna, ma con numeri decisamente esigui (ieri erano 9 contagi, oggi 20), i numeri del contagio portano decisamente una luce nuova. Se continuiamo ad essere ligi alle linee guida, potremo confermare che abbiamo superato il punto più difficile.
E’ pur vero che oggi abbiamo avuto 4.5 mila contagi oggi:  un numero importante, ma ieri erano 5.5 mila, e l’altro ieri 6.5 mila. Una decelerazione di 1000 contagi al giorno per tre giorni consecutivi è un segnale importante: quello, appunto, di aver superato il picco.

Forza!

 

*** Aggiornamento – 22 Marzo:

Amici, per la prima volta una ottima notizia, il modello del miglior scenario mostra un chiaro picco tra il 27 ed il 29 marzo. Calabria, Marche, Piemonte e Sicilia soffriranno ancora un poco, notevole calo della Lombardia che traina tutte le statistiche nazionali. Che si veda la luce?

*** Aggiornamento – 21 Marzo:

Giornata molto particolare: in rallentamento praticamente tutta l’Italia, tranne una importante impennata proprio in Lombardia e, purtroppo, in Friuli. Al rialzo anche il Molise ma con un numero ancora esiguo di casi. Da considerare una insorgenza locale nel territorio lombardo dovuta a fattori da individuare.

*** Aggiornamento – 20 Marzo:

Man mano che ci avviciniamo al picco (per picco si intende il numero massimo di nuovi contagi) avremo, ed abbiamo, numeri sempre più importanti. Trattandosi di contagi esponenziali questi numeri non devono lasciarci disperare, la progressione nazionale invece mostra un rallentamento, segno che il picco, è in dirittura di arrivo. Le regioni con numeri più alti stanno quindi andando meglio, compresa Emilia e Lombardia. Soffrono ancora Marche, Sardegna e Basilicata. In forte ascesa Lazio, Toscana, Veneto e le provincie autonome di Bolzano e Trento. Bene Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli, Liguria, Molise,Piemonte, Puglia, Umbria e Val D’Aosta. Teniamo duro.
E stiamo a casa.

*** Aggiornamento – 19 Marzo:

Contagi in accelerazione in tutta Italia, più contenuti in Veneto, Lazio, Toscana  e Lombardia. Al rialzo, nuovamente, le stime dello scenario migliore e della proiezione di picco, che si conferma spostarsi in avanti.

 

*** Aggiornamento – 18 Marzo:

Giornata putroppo non buona quella di oggi, la accelerazione del numero di contagi nel Lazio, Emilia, Marche, Toscana, Basilicata, Bolzano con picchi importanti di Friuli, Trento, Sicilia, Sardegna sposta ancora in avanti la data di inversione del numero di contagi, e quindi del picco. Putroppo, anche al rialzo la stima dello scenario peggiore. Bene invece la Lombardia, in decisa decelerazione dei contagi, così come Molise, Puglia, Liguria, Calabria, Abruzzo. Si soffre. Teniamo duro.

*** Aggiornamento – 17 Marzo:

Avremmo potuto sperare di avvicinarci al picco oggi, così non è stato. Alcune regioni oscillano, ieri bene la Lombardia, in fase di stabilizzazione, oggi parzialmente confermata. Meglio Lazio, Liguria, Sicilia, Campania. Soffrono ancora Puglia, Toscana, Bolzano, Calabria, Abruzzo, Val D’Aosta con un exploit – anche se di pochi casi, in Basilicata, fino a ieri silente. Al rialzo le stime dello scenario migliore, così come la data di picco che si sposta di qualche giorno in avanti nella settimana in corso.

 

*** Aggiornamento – 16 Marzo:

Aggiornamento del 16 Marzo: ci avviciniamo decisamente verso la stabilizzazione, con un Growth Factor di 1.13, un deciso passo in avanti verso la soglia critica di 1. Nonostante i numeri importanti giornalieri, Lombardia ed Emilia e, con grande scatto di reni anche le Marche, si attestano ad 1.1, un ottimo risultato. Anche Bolzano e Trento in miglioramento. Male Piemonte, Calabria, Val D’Aosta, Sardegna, balzo in avanti del Molise ma con pochi casi. In lento recupero Lazio, Campania e Abruzzo.

*** Aggiornamento – 15 Marzo:

Oggi il Growth Factor Nazionale è tornato ad 1,17, riportandoci verso il punto di metà strada, che dovrebbe cadere intorno al 18 marzo. Nonostante l’alto numero di nuovi contagi, Lombardia ed Emilia stanno avvicinandosi al picco, da cui – proseguendo con il contenimento – si attende una riduzione dei contagi. Male le regione del Sud Sardegna, Puglia. In importante ascesa le Marche, che hanno superato la Toscana e si avvicinano al Piemonte, sia per totale di contagi che per velocità di espansione. Il centro-sud (Umbria, Toscana, Campania, Lazio) lotta per il contenimento dei nuovi contagi, attestandosi al livello dei espansione del Piemonte, segno che occorre ancora una adesione ligia alle linee guida del DPCM. Preoccupante la regione autonoma di Trento, vicino al raddoppio su base giornaliera del numero di contagi.

*** Aggiornamento – 14 Marzo:

La crescita di oggi è in linea con strategia di contenimento, il Growth Factor (è il fattore moltiplicativo tra i giorni successivi) risale da 1.17 ad 1.2, indice che ci stiamo avvicinando alla metà strada, ma dobbiamo ancora pazientare un poco. Si conferma la lenta attenuazione della crescita per Lombardia ed Emilia, in ascesa la Calabria, segno di un possibile travasi di casi di contagio dal Nord. Liguria, Bolzano, Puglia, Umbria, Val D’Aosta, Marche, Abruzzo e Lazio ancora indietro nella fase di evoluzione dei contagi.
La proiezione in avanti è stabile, in termini di picco atteso e di data di saturazione, ma c’è ancora da pazientare e da essere ligi al protocollo.

 

*** Aggiornamento – 13 Marzo:

Tasso di crescita in progressiva diminuzione, verso la stabilizzazione del fattore 1. Nonostante i numeri importanti, le regioni a maggior numero di contagi giornalieri (Lombardia ed Emilia) si apprestano ad avvicinarsi ad un Growth Factor di 1, assieme alla media nazionale. Una indicazione che potremmo essere a metà strada. Ancora in ritardo con la diffusione del virus Friuli, Lazio, Piemonte.

*** Aggiornamento – 12 Marzo:

Tasso di crescita dei contagi in attenuazione, al rialzo lo scenario migliore in termini di contagi attesi, con data di saturazione ad inizio Aprile. Lombardia ed Emilia verso una lenta stabilizzazione, mentre il centro-sud si avvia verso un periodo di diffusione dei contagi più impegnativo. Tra le regioni del centro sud che subiranno una accelerazione nei prossimi giorni Abruzzo, Calabria, Umbria e Sicilia.

*** Aggiornamento – 11 Marzo:

Contagi al livello nazionale in linea con il trend precedente, Emilia, Lombardia, Veneto e Marche in accelerazione del trend di contagi. Le regioni del sud Puglia, Sardegna e Sicilia in ascesa superiore al trend medio. Arretra lievemente la data di stabilizzazione del miglior scenario.

 

*** Aggiornamento – 10 Marzo:

Proiezione Miglior Scenario

 

 

 

*** Aggiornamento – 9 Marzo:

Proiezione Miglior Scenario

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Gioco da Tavolo? Non solo Nerd!

Per stereotipi e pregiudizi questo primo ventennio del 2000 è veramente un periodo d’oro. Grazie al solido contributo dei social network e dei media convenzionali, ogni termine o etichetta è una buona occasione  per classificare, spesso semplificando, temi complessi e farli diventare, così, fenomeni di mercato.

I lettori assidui di LidiMatematici sanno quanto questo blog sia attivo sui temi della divulgazione scientifica mediata dai giochi da tavolo e uno degli aspetti più interessanti di questi è che vengono invariabilmente associati dai media convenzionali all’immagine di giocatori isolati e chiusi tra le quattro mura domestiche con le proprie miniature e/o giochi preferiti.

Secondo l’immaginario collettivo il giocatore-tipo è il classico nerd, rinchiuso in casa, che ben rifugge avventure o attività pericolose. Una classificazione estremamente comoda per le testate giornalistiche: ad esempio Il Corriere, un paio di anni, definiva Lucca Comics & Games cone “l’evento nerd più importante dell’anno”, con ampia discettazione su fumetti e giochi da tavolo. Nel frattempo La Stampa dedicava all’immagine del nerd il consueto ritratto di ragazzo con gli occhiali e sfondo di libri a corredo.

Alcune testate correggno il tiro: così Repubblica commentava Modena Play del 2016

“il gioco di società non piace più solo ai “nerd”, ma richiama le famiglie, i teenager e gli adulti”.

Anche se il dizionario Garzanti non lascia dubbio sul significato della parola nerd:

“nell’uso giovanile, giovane dall’aspetto goffo e insignificante, che sublima la propria condizione con una grande abilità e passione per computer e videogame | studente che ottiene buoni risultati grazie all’ostinata applicazione, ma non brilla per intelligenza; secchione”

nella cultura di massa negli ultimi anni, grazie anche e soprattutto ai grandi colossi dell’informatica, della moda e del retail internazionali (Microsoft, Google, Apple, Amazon per dirne alcuni), il termine “nerd” ha assunto una connotazione diversa, grazie al fatto che i più ricchi del pianeta rispondono perfettamente alla ideologia del nerd classico.

Essendo attivo sul fronte dei giochi da tavolo, questo blog si è posto l’obiettivo di andare a sondare il terreno proprio in questa comunità, andando a cercare coloro che sono
attivi in ambiti che nell’immaginario collettivo sono considerati estremi (volo, apnea, sub, arti marziali, contesti operativi e sportivi di alto livello, etc) con l’intento di sfatare il mito della classificazione “nerdy” del giocatore da tavolo tipo, decisamente “razzista” in entrambe i sensi, infatti se da un lato il tipico giocatore da tavolo deve essere per forza un nerd geniale, l’altra faccia del pregiudizio è che chi pratica attività considerate impegnative debba esere necessariamente una persona con doti mentali non adatte ai giochi da tavolo.

Dalla discussione, animata dalle inevitabili polemiche per un tema così sentito, sono emersi appassionati di gioco da tavolo decisamente lontani dallo stereotipo del nerd che, nel rammentare le proprie attività “estreme”, contemporaneamente reclamano anche con deciso orgoglio il proprio essere nerd. Ne è emerso un quadro interessantissimo che vede pugili, subacquei, vigili del fuoco, militari operativi, piloti di enduro e di aerei ultraleggeri, alpinisti, atleti di canyoning, di downhill, cinture nere e istruttori di arti marziali, trapezisti, schermidori, speleologi, giocatori di rugby, bodybuilders, atleti con importanti risultati alle spalle destreggiarsi con grande passione con i giochi da tavolo più disparati.

Di questi, abbiamo selezionato le storie di Vale e Giovanni particolarmente importanti per la collettività in quanto militari operativi.

D: Qual è il tuo impiego operativo e qual è stata la missione più complessa che hai affrontato?

Vale: In passato ho svolto attività nell’Esercito Italiano come fuciliere, ho praticato paracadutismo e sono brevettato come paracadutista civile, ho anche svolto attività di lotta militare e immersioni in apnea e con le bombole. Al momento sono un papà a tempo pieno, uno specialista di informatica per la Guardia di Finanza, ed ogni tanto, quando il mio piccolo dorme, cerco di ritagliare un po’ di spazio al mondo dei giochi da tavolo, mia piccola passione che ormai coltivo da più di 10 anni.

GiovanniSono in servizio effettivo in una unità specializzata di una Forza di Polizia, preposta a determinati tipi di controlli ed accertamenti. Comando questa unità e quasi ogni giorno sono sul territorio in pattuglia, di rado rimango in ufficio. Essendo un’unità operativa piccola le attività sono attività che definisco “spot”, si concludono nell’arco del giorno nel quale sono state organizzate. Non c’è nulla di particolarmente “complicato”. Tuttavia ogni accertamento ed ogni accesso presso un qualsiasi locale può complicarsi in modo randomico, ma questa è una cosa comune in tutti i contesti di polizia. L’operatore cerca di minimizzare il fattore casuale con un’analisi preventiva. Quello che è stato più complesso per me, potrebbe risultare del tutto poco scenografico nell’immaginario comune. Non riesco a fare una classifica né mi trovo a mio agio nel raccontare qualcosa del genere. C’è poi tutto il fattore di responsabilità, snervante e stressante ma lasciamo perdere.

D: E come è avvenuto l’incontro con il Gioco da Tavolo?

Vale: L’incontro col gioco da tavolo è avvenuto principalmente all’interno delle mura di una caserma. Mi ritrovavo in camerata con altri commilitoni miei coetanei (22- 24 anni circa), e dato che non potevamo utilizzare strumenti tecnologici e volevamo cercare di condividere il nostro tempo insieme, un pomeriggio uno dei miei colleghi portò una copia di Bang! in camerata e decidemmo di trascorrere qualche oretta giocandolo sul materasso del mio letto. Fu la svolta per me. Da allora iniziai ed iniziammo ad allargare insieme le nostre conoscenze all’interno di questo ambito e iniziammo a prendere altri titoli ed altre scatole, cercando sempre di ricordarci che avevamo poco tempo ma soprattutto poco spazio a nostra disposizione, in quanto costantemente impegnati in attività addestrative sia dentro che fuori le nostre 4 mura nazionali. Alcune di quelle “scatole” hanno perfino fatto il giro del mondo e sono venute in missione con noi, cercando di aiutarci a smorzare le difficoltà che insorgono quando ti trovi fuori casa, in un ambiente chiuso e spesso con poche “alternative”, alternando giornate fisicamente intense a serate di svago mentale. Il gioco era diventato una valvola di sfogo ed allo stesso tempo un punto di incontro.

GiovanniRicordo, ero piccolo quando uscì Hero Quest che comprai (anzi, mi feci regalare dai miei genitori), era una specie di reliquia, non ci ho nemmeno mai giocato (lo osservavo e ammiravo). Mentre giocavo sovente a giochi da tavolo più canonici dei quali amo ricordare Brivido e l’Isola di Fuoco (ci giocavo con mia sorella). C’è stato poi un periodo che, per mancanza di amici appassionati e mancanza di possibilità, ho abbandonato il settore per riprenderlo negli ultimi 5 anni dove ritengo ci sia stata una crescita rilevante di questo mondo (grazie anche allo sviluppo del web e dei social). Non a caso oggi è molto più facile organizzare una serata. Il riavvicinamento ai giochi da tavolo è avvenuto grazie ad un caro amico che si è appassionato a questo mondo che io avevo tralasciato. La scintilla si è subito riaccesa. Il primo gioco di concezione “moderna” che ho acquistato è stato Carcassonne. Dopo Carcassonne, Puerto Rico, poi Agricola e da lì poi la collezione è aumentata (ultimi acquisti Forbidden Stars e Polis: Fight for the Hegemony).

D: Insomma, quanto di più lontano dall’immaginario collettivo del nerd. Ritieni che la classificazione inerente a questo termina abbia senso, alla luce della tua esperienza personale?

Vale: E’ sicuramente una classificazione che ormai ha fatto il suo tempo, e sicuramente l’attività ludica non è da attribuire solo ad una piccola cerchia di appassionati. I numeri che vengono registrati nelle più importanti fiere del settore parlano chiaro, ed è evidente che il mondo dei giochi in scatola può abbracciare diversi tipi di pubblico: occasionale, familiare, per giocatori assidui, per piccoli e grandi numeri di giocatori.
Il gioco spesso può rappresentare anche la cultura di un popolo, così come chi lo pratica può essere serenamente una persona che può svolgere attività totalmente diverse da quello che può essere l’immaginario collettivo di un “nerd”. Spesso mi è capitato di sedermi al tavolo con avvocati, ingegneri, architetti, ma anche militari, personal trainer, pensionati e insegnanti. Il gioco può diventare uno stimolo per migliorare la propria intelligenza e allargare la propria cultura, accomunando persone diverse allo stesso tavolo, e fornendo gli strumenti giusti per instaurare un dialogo tra persone che magari non avrebbero nessun pretesto per farlo. E spesso, quando il gioco finisce, ciò che resta è un bel sorriso e un bel ricordo delle persone con cui hai condiviso quel breve lasso di tempo.

Giovanninon ha senso infatti. Se per nerd intendiamo la figura stereotipata che ha assunto determinate caratteristiche nell’immaginario comune, assume ancor meno senso da un punto di vista dell’attitudine, più che della dinamicità del lavoro. La mia vita professionale è fatta di un’intera settimana ad avere a che fare con ogni tipo di persona, per strada, a discutere ogni giorno sotto il sole e sotto la pioggia. Sono sul campo e non mi risparmio, chi è con me mi rispetta e si fida, ritengo di aver raggiunto rilevanti traguardi professionali. Non ci sarei riuscito se avessi avuto un carattere remissivo, se non avessi saputo impormi, se non fossi riuscito a farmi seguire. A volte ripensandoci non so nemmeno io come ci sia riuscito. Credo che questo sia lontano dallo stereotipo del nerd. E con questo non voglio dire che io sia meglio di una persona inquadrata nel “fenotipo nerd”. Ognuno è fatto a modo suo. E’ certo che oramai il mondo dei boardgame moderni non può essere unicamente associato alla galassia nerd.

D: Ti è mai capitato di applicare in un contesto operativo elementi presi dal mondo dei Giochi da Tavolo?

Vale: Ancora sinceramente non mi è successo, ma recentemente, per cercare di spiegare ai miei discenti concetti ardui come la crittografia, ho dato loro degli esercizi dove hanno dovuto utilizzare l’alfabeto farfallino e il cifrario di Cesare, ed ho quindi cercato di fare quello che in gergo viene chiamato “gamification”, per poi spiegargli ed avvicinarli a concetti più elaborati e complessi come quello della “blockchain” e della “firma digitale”.
Il gioco in questo caso non è stato sicuramente un fine, ma un mezzo per cercare di spiegare loro elementi che utilizziamo tutti i giorni in maniera semplice e chiara nel mondo digitale, cercando non solo di fornirgli un mero aspetto teorico, ma cercando anche di dare alle mie lezioni un taglio pratico per imprimere meglio gli argomenti trattati.

GiovanniOgni volta che organizzo servizi, turni, ecc la mia mente vola sempre di Agricola (e tanti gestionali annessi e connessi), non che mi abbia insegnato, ma i concetti sono quelli e soprattutto quello principale della coperta dannatamente corta con quell’amara considerazione che ti porta a pensare che non sei riuscito a fare in pieno quanto avevi programmato, se solo avessi avuto quel turno in più! E’ tutta una questione di ottimizzazione di scelte dopotutto (ma non lo è, ad ampio respiro, in toto la nostra vita?).

 

 

Immagine di apertura: (C) La Stampa.

-> Vai ad una precedente intervista di Vale

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Quando il gioco si fa serio

Ricorderete sicuramente gli interi pomeriggi, da bambini, spesi in gioie e disperazioni tra Viale dei Giardini e Parco della Vittoria o le interminabili battaglie per conquistare “il terzo continente a tua scelta”. Erano le sfide ai grandi dei classici giochi da tavolo come Risiko! e Monopoli.

Giochi, d’accordo, eppure riflettendoci su, nessuno di noi aveva la minima idea di cosa fosse e di dove sia la Kamchatcka, se non fosse stato appunto per Risiko! E già, perché il gioco non ha solo valenza di passatempo, ma è un veicolo efficace ed estremamente valido di apprendimento. Giochi apparentemente semplici come Scarabeo consentono di sviluppare competenze linguistiche importanti.

Un fatto di cui ovviamente i produttori di giochi sono ben consci, tanto che il mercato oggi vanta una ampia offerta  di giochi progettati sulla base di solidi modelli matematici, ma realizzati in modo tale che questi siano completamente trasparenti al giocatore finale.

E’ il motivo per cui il mercato dal gioco da tavolo, pur essendo di nicchia, è piuttosto fiorente e oggi vive addirittura una ulteriore fase di slancio grazie alle piattaforme online di crowdfunding come Kickstarter.

Ma chi è il giocatore tipo? Questa domanda se l’è posta un giovane, Uriel Cozzolino, appena laureatosi in Scienze della Comunicazione (Media and Performing Arts – DAMS), con una tesi sul potenziale divulgativo dei videogiochi, in cui traccia non solo l’interessante parallelo tra videogiochi e scienza, ma delinea anche un profilo interessante di serious games, ovvero dei giochi che trascendono l’aspetto meramente ludico per mettere coraggiosamente il piede nel territorio della complessità.

A partire da questa esperienza Uriel rilancia passando dal videogame al gioco da tavolo e propone un sondaggio in una comunità social di serious gamers, giocatori da tavolo esperti, tra cui il sottoscritto, i quali hanno risposto con un certo entusiasmo, consentendogli di raccogliere un campione non trascurabile di oltre 900 osservazioni.

Ne emerge un quadro piuttosto interessante in cui il giocatore esperto e tutt’altro che un ragazzino:  quasi 4 giocatori su 5 hanno una età tra i 26 ed i 55 anni, con il restante quinto piò o meno interamente collocato nella fascia 19-25.

Anche il profilo occupazionale parla chiaro: la maggiorparte dei giocatori sono studenti ed impiegati, ma non manca una rappresentanza piuttosto nutrita di professionalità “alte”, come medici, ingegneri, liberi professionisti.

Il gioco da tavolo rappresenta, quindi, una opportunità tanto per il singolo utente, per via dell’indubbio stimolo cognitivo che fornisce, tanto per la società per le interessanti opportunità di mercato che offre.

LidiMatematici è un blog di divulgazione scientifica con una sezione appositamente dedicata al gioco da tavolo e non potevamo certo lasciar passare questa iniziativa così: Uriel è un ragazzo molto disponibile ed abbiamo quindi il piacere di ospitarlo, con le consuete quattro domande.

D: Come hai sviluppato l’interesse per l’aspetto culturale e divulgativo del gioco?

Ho sempre provato un particolare interesse per il mondo scientifico e, di conseguenza, una grande ammirazione per i divulgatori: individui che dedicano buona parte del loro tempo ad acculturare chi altrimenti si approccerebbe con difficoltà a determinati argomenti.
Allo stesso tempo, mi considero anche un accanito videogiocatore. Vedendo la facilità con cui certi giochi riescono a raggiungere moltissime persone, non ho potuto fare a meno di notare un enorme potenziale latente nell’industria di videogames.
Se più case di sviluppo si preoccupassero di inserire elementi di divulgazione scientifica e culturale all’interno dei loro prodotti, i circa 2.5 miliardi di videogiocatori che esistono al mondo guadagnerebbero un’enorme possibilità di arricchimento.

D: cosa sono i serious games e chi è il serious gamer?

Per citare il ricercatore tedesco-americano che ha coniato il termine Serious Game, questo è “un gioco con un esplicito e ben definito scopo educativo, non pensato primariamente per il divertimento, senza però escluderlo” (Clark C. Abt , 1970).
Nella categoria dei serious games rientrano tutti quei titoli il cui scopo primario non è l’intrattenimento. Possono quindi essere considerati tali, giochi che puntano al miglioramento delle condizioni fisiche dei propri utenti, che cercano di perseguire un fine educazionale o che riescono ad esaltare un patrimonio culturale.
Questo è stato il caso di “Assassin’s Creed II” che, anche se non è propriamente considerabile un serious game in quanto il suo obiettivo primario è quello di intrattenere l’utente, è riuscito a spingere numerosi videogiocatori a visitare il comune di Monteriggioni. Infatti, stando ad una ricerca del 2016, circa un turista su sei ha conosciuto il borgo toscano grazie al videogioco.
Il serious gamer, invece, potrebbe essere chiunque si approccia ai serious games. Non ci sono requisiti o barriere da superare per poter apprendere qualcosa giocando. Al contrario, sin dall’antichità il gioco viene utilizzato come potente mezzo di insegnamento.

D: il tuo sondaggio traccia un quadro piuttosto incoraggiante del profilo socio-economico dei serious gamers: persone caratterizzate da competenze e capacità di spesa tali da sostenere un mercato in crescita. Nella tua tesi di laurea discuti il profilo del videogiocatore secondo cinque criteri tassonomici (Attività, Modalità, Stile di interazione, Ambiente, Settore di applicazione), pensi che questo approccio alla classificazione sia applicabile ai giochi da tavolo per proporre strategie di mercato mirate?

Premetto che non mi considero ancora sufficientemente esperto in questo settore per poter fornire un’opinione attendibile.
Chiarito ciò, credo che il mondo dei board games e quello dei videogiochi siano estremamente simili sotto molti punti di vista. Ne consegue che la tassonomia dei serious games di cui parlo all’interno della mia tesi, potrebbe essere facilmente traslata anche verso il campo dei giochi da tavolo. Ovviamente, sarebbe opportuno riadattarne alcuni aspetti per ottenere migliori risultati dalle strategie di mercato.

D: la tua tesi ha un capitolo molto interessante sull’impatto dei videogiochi sull’apprendimento. In questo blog abbiamo trattato spesso gli aspetti cognitivi legati al gioco da tavolo, pensi che sia possibile tracciare in modo sistematico questi effetti positivi anche al gioco da tavolo e, quindi, usarlo per favorire l’apprendimento?

Il serious game più antico su cui abbiamo informazioni è “Mancala”, un lontano antenato dei giochi da tavolo del 1400 A.C. che è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Oltre ad essere un passatempo, Mancala veniva utilizzato per la contabilità e lo scambio di cibo ed animali.
Da allora, sono stati fatti innumerevoli passi in avanti, compresi molti tentativi di inserire componenti didattiche all’interno dell’esperienza ludica. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Germania nazista ha sviluppato un gioco da tavolo, “Luftschutz tut not!”, atto a normalizzare il pericolo della guerra aerea per i civili . Il board game in questione istruiva i bambini sul corretto comportamento in caso di un bombardamento.
Esistono già numerosi esempi di giochi da tavolo che favoriscono l’apprendimento. Quindi si, penso sia possibile riconoscere gli elementi che stimolano il processo di apprendimento nei board games e sfruttare tali elementi per creare nuovi titoli dall’importante componente divulgativa.

-> Vai agli articoli di approfondimento su LidiMatematici

-> Contatta l’autore per i dettagli sulla tesi di laurea “Il Potenziale Divulgativo dei Videogiochi”

 

 

 

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