L’immigrazione è al minimo, ma in Italia si organizzano le ronde

La ricerca IPSOS-Mori, di cui ci siamo occupati ormai nel 2015 parla chiarissimo: l’Italia era, e resta, al primo posto in quanto a percezione falsata della realtà. Un report ad ampio spettro incentrato sulla differenza tra percepito e reale su diversi temi sociali, quali distribuzione del credo religioso, disoccupazione, aspettativa di vita, immigrazione e omicidi che parla, purtroppo per noi, chiarissimo.

Spero lo ricordiate bene: era il periodo dell’ascesa di Salvini a suon di ruspe invocate e qulla ricerca, condotta su 14 nazioni, aveva come scopo il calcolo del tasso di ignoranza, inteso come valutazione del gap tra dato percepito e dato reale. L’Italia si classificò prima.

L’immigrazione all’epoca era al 7%, ai minimi europei, eppure la percezione della pancia del paese, adeguatamente alimentata dalle fazioni politiche in cerca di facili consensi, era nettamente diversa. Vale la pena riflettere, oggi nel 2018, che non solo questi temi sono drammaticamente invariati, ma anche che la cosiddetta pancia del paese è chiaramente rappresentata proprio nella ricerca IPSOS: medio-bassa educazione, medio-basso reddito, tendenzialmente giovane. A titolo di esempio, ma invitiamo il lettore a seguire il link di approfondimento a fondo articolo, un giovane su 5 è convinto che in Italia gli immigrati siano oltre il 40% della popolazione.

Il tempo passa e i problemi sedimentano, talvolta anche in toni drammatici come nel raid razzista di Macerata dove sono stati feriti sei nigeriani a colpi di arma da fuoco. La risposta di Salvini è stata “colpa di chi ci riempie di clandestini”.

Una affermazione apertamente falsa ma anche orrendamente pericolosa, perché giustifica una aggressione potenzialmente mortale con l’aggravante (ammesso che sia possibile aggravarla) di essere supportata da dati e fatti inesistenti: il Ministero dell’Interno, dati a fine articolo, non solo per quanto riguarda il dato generale dell’immigrazione, ma anche per quello relativo agli sbarchi, quasi dimezzati rispetto allo scorso anno e diminuiti di un quinto rispetto a due anni fa.

E’ così che in diverse città Italiane si organizzano le “passeggiate per la sicurezza”, vere e proprie ronde dallo scopo apertamente elettorale. E, incredibilmente, i cittadini plaudono pure. Una vicenda inquietante non tanto perché ricorda la meccanica sociale dell’ascesa del fascismo, ma perché, a cento anni di distanza, dimostra come i cosiddetti “anticorpi culturali” siano completamente assenti.

Non solo, infatti, la popolazione che plaude dimostra come sia completamente assente il meccanismo di rilevazione del dato reale – un fatto già chiaramente evidenziato dalla ricerca IPSOS – questi fatti dimostrano ampiamente come il cittadino medio non abbia maturato gli elementi basilari dell’ordinamento democratico e sia completamente ignaro delle leggi che regolano il nostro paese.

Sulle ronde, poi, c’è davvero poco da dire. Il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) negli artt. 133, 134 parla chiaro: senza autorizzazione del Prefetto si è completamente fuori dal perimetro legale, abusivi.

Ma, in quanto accade nell’Italia pre-elettorale, è sì grave la violazione della legge in sé, ma a preoccupare ancor di più è il fatto che il cittadino medio sembra non accorgersi di essere completamente fuorviato da informazioni non supportate da dati oggettivi e – letterlamente – vittima di azioni che minano l’ordinamento democratico.

 

-> Vai all’approfondimento sulla ricerca IPSOS-Mori

-> Vai al report sugli sbarchi del Ministero dell’Interno

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Predictive Analytics: una leva fondamentale per ridurre l’incertezza del Business

Siamo alle porte degli anni ’20 del nuovo millennio e già in modo piuttosto deciso e pervasivo, le tecnologie connesse all’Intelligenza Artificiale pervadono le nostre vite. Abbiamo smartphone che ci informano sul traffico prima ancora che abbiamo l’intenzione di uscire di casa, con cui parliamo in linguaggio naturale, capaci di interazioni complesse.

Quando ai tempi dell’università mi occupavo di classificazione del significato dei termini del linguaggio naturale, correva l’anno 1994, non avrei mai immaginato che quelle metodologie – all’epoca per visionari – sarebbero diventate oggi delle tecnologie e, per di più, a disposizione di tutti.

All’epoca si parlava di Data Mining, Information Extraction, Information Retrieval, Word Sense Disambiguation: si trattava di metodologie matematiche per estrarre informazione da dati strutturati (cioè estratti da database) e non strutturati (ovvero da testo grezzo).

C’è voluto esattamente un quarto di secolo per vedere il boom di questi temi, all’inizio di questo decennio, proprio quando è nato LidiMatematici. Oggi si parla di Predictive Analytics, un nome collettivo ad indicare una suite di metodologie atte a proiettare nel futuro informazioni estratte dal passato, e Cognitive Computing o AI essenzialmente le stesse metodologie applicate alla comprensione del linguaggio naturale.

L’impatto di queste metodologie per privati ed aziende è talmente grande da essere persino complesso da prevedere: da un lato ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni, è in grado di sfruttare tecnologie – con un semplice smartphone – che gli consentono di effettuare operazioni complesse con un semplice comando vocale, dall’altro le aziende sono in grado di prendere decisioni strategiche riducendo in modo drammatico l’incertezza caratteristica di ogni business. E sappiamo, oggi, quanto sia sfidante e difficile tenere il timone nel mare del mercato.

In questo processo di trasformazione, oggi praticamente all’inizio, la figura del Data Scientist è centrale. Il Data Scientist è un professionista con una formazione scientifico-matematica fortemente orientata verso la statistica, in grado di dialogare contemporanemente con tre mondi solo parzialmente sovrapposti. Da un lato deve essere in grado di comprendere le necessità del mondo business, ovvero delle aziende, dall’altro deve essere capace di identificare le informazioni alla base delle necessità di business e di districarsi tra le fonti dati più rilevanti e, infine, deve saper costruire modelli matematici, conoscendone un portafogio piuttosto variegato, adattandoli allo specifico contesto aziendale ed affinandoli rispetto ai dati a disposizione. Spesso il Data Scientist si avvale di strumenti Open Source, caratterizzati quindi da un costo basso, se non nullo.

Il Data Scientist non va a braccio, ma segue metodologie di standard industriale (CRISPDM, per dirne una) e, attraverso un processo iterativo diviso in fasi che va dalla comprensione degli obiettivi di business, alla identificazione delle fonti dati, alla preparazione dei dati per l’alimentazione dei modelli, alla costruzione dei modelli e, infine, alla loro applicazione per ottenere previsioni sul futuro e ridurre così l’incertezza del business che ha dato origine alla iniziativa di Predcitive Analytics in cui è coinvolto.

In tutti questi anni ci siamo occupati nelle pagine di questo blog di vari esempi di Predictive Analytics. E’ una buona occasione per tracciarne un filo conduttore, per avere il polso dell’importanza, dal punto di vista delle aziende, degli strumenti analitici.

E’ importante tenere a mente che il valore dei modelli predittivi, oggi, è dato dai benefici in termini di business che possono portare alle aziende. Si pensi, ad esempio, alla Segmentazione dei Clienti, ovvero la suddivisione dei clienti in gruppi socio-economici e per stile di consumo omogenei. A questa necessità il Data Scientist risponde con i modelli di Clustering che consentono, talvolta con estrema precisione, di suddividere il portafoglio clienti in modo talmente preciso da consentire azioni di Marketing mirate, il cui ritorno di investimenti è calcolabile con precisione.

Le aziende sono particolarmente interessate a comprendere le proprie capacità di erogare prodotti e servizi, stando contemporaneamente sul mercato, valutando quindi il proprio sforzo potenzialmente erogabile e i risultati ottenibili. Si pensi ad esempio agli sport competitivi: qual’è il limite strutturale di performance ottenibile allo stato attuale? Una volta risposto a questa domanda, decidere gli investimenti necessari e le relative aree di miglioramento è sicuramente più agevole. Di questo abbiamo un esempio precedentemente trattato sul blog, quando abbiamo previsto il limite teorico raggiungibile da Usain Bolt nel correre i 100 metri piani. I risultati della analisi furono molteplici, intanto il limite previsto è di 9’’46 più o meno 4 centesimi disecondo, ma soprattutto che quella di Bolt è una vera e propria era, ovvero che questo limite impiegherà un tempo non breve ad essere superato, nell’ordine del decennio.

Le aziende sono estremamente interessate alla valutazione dei fenomeni di mercato dotati di meccanismo a diffusione, come ad esempio le mode o, nel caso delle farmaceutiche, i virus. A questa esigenza il Data Scientist risponde con i modelli della famiglia della regressione: ricordate la vicenda Ebola? Era il 2015 e tutti i
giornali si affannavano a riempire le pagine di paroloni come esponenziale. Ad una analisi dei dati osservammo, invece, che il fenomeno era si importante ma contenuto, e che si sarebbe stabilizzato rapidamente nei mesi a venire dopo un leggero, ulteriore, incremento che all’epoca stimammo a 8700 unità. Fu così.

Quando il business ha a che fare con eventi che si svolgono in modo diluito nel tempo, come ad esempio gli enti fieristici, devono saper stimare in anticipo l’interesse del pubblico e prendere decisioni strategiche non banali, come gli investimenti sulle strutture, il costo dei biglietti di ingresso, e così via. Questo è solo un esempio di applicazione delle Serie Storiche, ce ne occupammo qualche anno fa a proposito della previsione degli ingressi alla manifestazione Lucca Comics & Games, quando fu presa la decisione strategica di limitare gli ingressi, il risultato della previsione è che il trend di vendita, a seguito dell’aumento dei prezzi e dell’introduzione del tetto alla vendita suggeriva che la soglia massima non sarebbe stata raggiunta, a causa di una flessione delle vendite.

Ci sono poi altri esempi assolutamente notevoli di applicazione delle tecniche di Predictive Analytics, come gli algoritmi di classificazione, veri e propri cavalli di battaglia del Data Scientist, che consentono alle aziende di prevedere fenomei assegnando potenziali categorie ai clienti di interesse. Esempi notevoli sono quello del churn, ovvero dell’abbandono del cliente che se ne va per altro operatore, o della previsione e contrasto alle frodi.

Queste tematiche non possono ovviamente essere esaurite in un singolo articolo, che non può certamente neanche elencare con esuastività. che verranno approfonfite sicuramente in vari post. Per i più curiosi, sono disponibil vari link di approfondimento.

-> Vai al link di approfonimento sul mestiere del Data Scientist

-> Vai al link di approfondimento generale sul mining 

-> Vai al link di apprendimento sull’Open Source

-> Vai al link di approfondimento sul Deep Learning

-> Vai al modello di Ebola 

-> Vai allo Use Case di Lucca Comics

-> Vai al calcolo del limite teorico del record del mondo dei 100 metri piani

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L’ascesa delle destre europee secondo Harvard Political Review

E’ un dato innegabile che le destre stiano prendendo piede in Europa e nel mondo, ma con quali meccanismi? In un interessante articolo Harvard Political Review mette in luce gli aspetti caratteristici di questo processo, indubbiamente basato su radici comuni in scala europea e mondiale. Un processo che, a tutti gli effetti, può essere difficilmente arrestabile e che richiama in modo deciso echi sicuramente poco tranquillizzanti.

Così, mentre in Germania un film come Lui è Tornato, tratto dal romanzo Er ist wieder da di Timur Vernes, ha suscitato in parte ilarità, in parte riflessione, in parte preoccupazione, è prevedibile che la versione italiana (Sono Tornato) provochi invece una ondata di nostalgia, gettando benzina sul fuoco delle intolleranze.

Secondo Harvard i meccaniscmi che hanno portato alla ascesa delle destre sono essenzialmente basati su due capisaldi: le difficoltà in cui versano i lavoratori dipendenti nel clima di crisi economica attuale e l’intolleranza verso i flussi migratori. E, ancora, alza ancor di più il tiro: a far da leva a questi fenomeni è la generale perdita di fiducia verso le istituzioni. Un ritratto che, se non fosse tratto da considerazioni di carattere generale, è drammaticamente incollato alla realtà italiana.

Basta aggiungere una spolverata di sensazione di mancanza di sicurezza, fisica, lavorativa, sulla sanità, scuola e welfare, ed ecco pronto il mix ideale per l’ascesa delle destre.

E qui l’attenzione dell’articolo si sposta espressamente sui paesei economicamente in crisi dal 2009. Grecia, Cipro, Spagna, Portogallo, Italia ed Irlanda sono sotto la lente di ingrandimento della D.ssa Daphne Halikiopoulou, professore associato e politologa alla Università di Reading, la quale sostiene che è proprio l’insicurezza generalizzata a fare da leva all’ascesa delle destre, le prime a beneficiare della crisi economica. La sua analisi è tranchant: da questo punto di vista, nonostante lo spostamento dall’ideologia fascista ad una versione più moderna (con Fini, negli anni ’90), è sufficiente percepire la crisi economica per divenire, di fatto, un sostenitore dell’estrema destra.

Come non darle torto? Basta un giretto sulle bacheche di Facebook per avere una chiara idea di quanto aderente al reale sia questa analisi. A questo, rincara la Halikiopoulou, si aggiunge una generale perdita di orientamento di una sinistra che, di fatto, non esercita più il ruolo di polo progressista a fianco della classe lavoratrice: una opportunità politica unica per le destre.

Il ritratto sputato della nostra realtà, e infatti non mancano espressi riferimenti all’Italia, rimarcando come il movimento dei Cinque Stelle – definito espressamente populista di destra – abbia basato la propria campagna di comunicazione contro le elite politiche, facendo leva proprio sugli ideali di destra per solleticare la pancia del paese.

E’ con la crisi delle frontiere e la pretesa “invasione” dei rifugiati, infatti, che il quadro si compie e si spaccano le fazioni. Secondo Harvard è qui che si profilano le radicali diversità di vedute, tra una destra che rifiuta tutti i tipi di supporto ai rifugiati (basti pensare al cavallo di battaglia dei 30 euro al giorno agli immigrati) e una sinistra che, in modo altrettanto demagogico, propone gli immigrati come risorse.

L’immigrazione, secondo il Prof. Laurenz Ennser-Jedenastik dell’ Università di Vienna è stato il vero e proprio trampolino di lancio per le destre europee, dalla Francia (Le Pen) all’Austria (Hofer) all’Ungheria (Orban) e, aggiungiamo noi, all’Italia con Salvini. In una analisi impietosa Harvard osserva come, soffiando sul fuoco dell’intolleranza, le destre abbiamo nulla da perdere e tutto da guadagnare, come dimostrano le crescite in decine di punti percentuali in tutta Europa. Un processo in grado di innestare un vero e proprio effetto domino, come testimoniato dai sorprendenti fenomeni di ascesa di Trump negli Stati Uniti e la Brexit in Inghilterra.

E’ assolutamente interessante osservare come l’osservatorio politico di Harvard includa anche i Cinque Stelle nell’ascesa dei movimenti populisti e delle destre in generale, ponendoli in unico calderone con la destra di Salvini, come elemento di continuità con  Berlusconi. Una osservazione che, da noi, trova ancora difficile riscontro anche tra gli stessi appartenenti al movimento.

Destra inconsapevole? Lo scopriremo il 4 Marzo.

-> Vai all’articolo originale di Harvard Political Review

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Facciamoci un sacchetto di affari nostri con dati e cifre: dalla direttiva europea al ruolo di Novamont nel mercato delle bioplastiche

Infuria in questi giorni la polemica sui sacchetti di plastica, al solito social network e testate giornalistiche ci mettono del proprio per fare in parte la propria dose di fumo e rumore e in parte per aggiungere informazioni utili.

In questo post facciamo ordine sui fatti, puri e semplici e privi di qualsiasi commento di ordine personale, su tutta la vicenda. Nell’ordine:
– la direttiva Europea 2015/720
– il mercato delle bioplastiche
– gli operatori delle bioplastiche e il ruolo di Novamont

La direttiva Europea 2015/720 modifica una direttiva precedente, 946/62/CE che stabiliva l’obbligo di ridurre l’impiego delle plastiche da imballaggio per abbattere l’inquinamento ambientale. Una misura importante, data la grande quantità di plastica che, ogni anno, si riversa in natura. La nuova direttiva ha stabilito che ogni stato dell’Unione Europea deve adottare misure specifiche per ridurre l’uso dei sacchetti di plastica cosiddetti “leggeri”, proprio quelli che usiamo ad esempio quando comperiamo la frutta.

Nel testo si specifica che le misure devono essere proporzionali all’utilizzo dei sacchetti di plastica attuale, per ogni singolo paese. Insomma: un paese tanta più plastica immette nell’ambiente, tanto più è tenuto a ridurre l’impatto ambientale. I paesi sono tenuti a fornire i dati di utilizzo, e così dovrà fare anche i nostro. Lo scopo è quello di calcolare la media al livello di unione e individuare i paesi più virtuosi che riescono ad abbattere le immissioni di plastica nell’ambiente.

E’ lo stesso testo a fissare lo spessore del sacchetto (15 micron, ovvero millesimi di millimetro) tale da definirlo leggero e a suggerire alcune misure di possibili interventi, come ad esempio l’introduzione di una tassazione specifica sul sacchetto, l’introduzione di specifici limiti o divieti.

E’ importante sottolineare che nessun punto del testo della direttiva fa riferimento all’introduzione obbligatoria di sacchetti di tipo biodegradabile. Obbligatorietà presente, invece, nella legge italiana entrata in vigore dal primo gennaio. Quindi, la legge italiana che ha recepito la direttiva ha introdotto un elemento di obbligatorietà in più, non espressamente menzionato nella direttiva europea.

L’effetto dell’obbligatorietà dei sacchetti di plastica biodegradabili anche per la frutta sarà sicuramente una forte spinta al mercato delle bioplastiche. Secondo i dati forniti da Assobioplastiche, una associazione di 40 soci tra Produttori, Trasformatori e associati operanti nel processo, il volume totale di plastica biodegradabile, prima dell’entrata in vigore della legge introdotta il primo gennaio scorso, è di oltre 54 mila tonnellate, di cui circa il 75% costituita proprio dagli shopper, ovvero i sacchetti della spesa al centro della polemica.

Chiaramente le aziende operanti nel mercato delle bioplastiche non sono le sole iscritte ad Assobioplastiche, se ne stimano circa 150, ma la cosa più importante è che i produttori sono comunque relativamente pochi, il 20% circa.

La società Novamont non produce affatto sacchetti biodegradabili: suo è il brevetto di uno dei migliori materiali di cui sono costituiti i sacchetti, il MATER-BI. Tutto il processo di produzione di questo materiale, brevettato e certificato biodegradabile ai sensi della normativa europea è proprietario. Ovvero la Novamont è la sola capace di produrlo e la sola autorizzata a farlo, in quanto – appunto – brevettato.

Novamont si colloca quindi a monte di tutta la filiera della bioplastica beneficiando quindi della spinta di mercato data dalla obbligatorietà al consumo delle bioplastiche per l’imbustamento della frutta in tutti i supermercati italiani.

Per avere una idea del volume di utilizzo addizionale prodotto dall’entrata in vigore della legge italiana che ha recepito la direttiva europea introducendo anche la non richiesta obbligatorietà dei sacchetti biodegradabili, uno sguardo ai dati di CSO Italy sul consumo di ortofrutta al livello italiano è illuminante: 590 mila tonnellate nel solo mese di Ottobre 2017.

Quindi, Novamont è a monte di tutta la filiera della bioplastica e al vertice di Novamont c’è Catia Bastioli, che conserva due cariche contemporaneamente: amministratore delegato di Novamont e presidente di Terna, con nomina del 2014 durante il governo Renzi.

Questi i fatti nudi e crudi, se la nomina dell’AD di Novamont a presidente di Terna sia un sinonimo di vicinanza al governo Renzi, se l’introduzione addizionale dell’obbligatorietà dei sacchetti biodegradabili sia un favore o meno di Renzi a Novamont sono chiaramente idee personali che ciascuno può formulare o meno, rispetto a cui sta al singolo prendere posizione.

-> Vai alla Direttiva Europea
-> Vai ad Assobioplastiche
-> Vai al dettaglio di MATER-BI 

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Anno nuovo, vita nuova: di astronomia e astrologia, scienza e superstizione

Lo so, è difficile resistere agli auspici-fotocopia da Social Network, tra frasi fatte ed oroscopi sentimentali: anno nuovo, vita nuova, buona fine e buon principio, che le stelle ti siano propizie e così via.

Eppure, anche il più incallito dei laici e razionalisti, deve guardare con occhio positivo alle superstizioni legate alla fine dell’anno e al prinicipio dell’anno nuovo, perché – senza di queste – non avremmo mai avuto la scienza moderna.

Dobbiamo le prime osservazioni astronomiche ai Babilonesi, tremila anni prima di Cristo, ma è solamente all’epoca della fondazione di Roma, nell’ VIII secolo prima di Cristo, che si profila la figura dell’astronomo intrinsecamente connessa con quella dell’astrologo, il cui compito era di svolgere osservazioni astronomiche secondo un sistema codificato. E’ importante sottolineare che lo scopo dell’astronomo-astrologo babilonese non era quello di condurre osservazioni “scientifiche”, ma di formulare previsioni ragionevoli sul futuro.

Le virgolette intorno alla parola scientifiche sono importanti: la scienza, come la intendiamo oggi, è stata codificata da Galileo in un vero e proprio metodo solamente nel XVII secolo, praticamente due millenni e mezzo dopo. Il che la dice lunga sulla importanza del primo metodo di osservazione empirico babilonese.

La scienza nasce, quindi, necessariamente mossa dalla superstizione e dalle inevitabili speculazioni filosofiche che ne conseguono. Furono proprio i filosofi presocratici (Senofane, Eraclide, Anassimene ed Anassimandro) a prefigurare una struttura della natura che contemplasse anche la sostanza della terra, fatta della stessa sostanza delle stelle e dei pianeti.

Eudosso produsse per primo un modello geocentrico del cosmo, che resse grazie al braccio violento della Santa Inquisizione codificato nel modello Tolemaico. Fu Aristotele a divenire il perno imprescindibile ed inviolabile dell’impianto geocentrico: per secoli bastò un drammatico ipse dixit (lo ha detto lui), a bollare di eresia qualsiasi idea scientifica diversa, seppur basata su osservazioni concrete. Nonostante nel III secolo avanti Cristo Aristarco di Samo avesse già formulato il primo modello eliocentrico, la “terra al centro” ha mietuto centinaia di morti fino a Galileo. Il quale, sappiamo come finì, dovette abiurare e il genere umano dovette attendere una grande figura scientifica per il definitivo sovvertimento del modello geocentrico: Niccolò Copernico.

Ma fu l’ultimo: se è vero che l’unione di astronomia ed astrologia è restata salda proprio fino a Galileo, alle porte del 1800 – con l’illuminismo – le due figure si separarono definitivamente. Certo, con l’avvento dei Social Network e con l’inevitabile annebbiamento dei fatti di scienza dovuto al diffondersi delle bufale e delle post-verità un minimo di rischio di regressione esiste.

Tanto per dirne una: i segni zodiacali non sono più dodici, ma tredici, manca all’appello la costellazione di Ofiuco, saldamente ancorata tra Scorpione e Sagittario. Inoltre, a causa della precessione degli equinozi i segni sono tutti ruotati indietro di una casa, quindi i nati sotto il segno dell’Ariete, secondo le tabelle dell’astologia classica sarebbero del Toro, quelli del Toro Gemelli e così via. Siete curiosi di conoscere il vostro segno reale? La tabella seguente riporta le date di ingresso e uscita del sole in ciascuno dei dodici segni dello zodiaco secondo le tabelle tradizionali (Zodiaco Astrologico), le stesse corrette della precessione (Zodiaco Siderale) ed il reale transito astronomico del sole nei segni dell’eclittica, Ofiuco incluso (Transito Solare).

Il bisogno di trarre ordine dal caos, quando il genere umano non disponeva di strumenti scientifici solidi come quelli moderni, è stato il vero e proprio motore dello sviluppo del metodo scientifico. Basti pensare che, oggi, una intera branca della scienza applicata – il Predictive Analytics – ha esattamente lo stesso obiettivo.

Un caro augurio per un 2018 ricco di cose interessanti e nuove.

-> Vai all’approfondimento su Copernico

-> Vai all’approndimento sulla costellazione di Ofiuco

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