Abbiamo bisogno di un nemico? La analisi di un pool di psicologi.

E’ indubbio che la strategia elettorale che ha portato all’ascesa della Lega sia vincente. Incentrata sul respingimento dei migranti perché questi rappresentano una minaccia per la sicurezza del paese. I dati su sicurezza ed immigrazione smentiscono, ma i consensi crescono. La domanda delle domande è come mai questa strategia, a dispetto della realtà dei fatti, funziona?

In queste ore ho ricevuto un interessante capitolo tratto da un libro scritto a più mani nel 1991, a cura di un pool di psicologi  Kast, Wallraff, Clauß, Cierpka e SeifertBrauchen wir Feindbilder?”. Titolo decisamente  attuale: Abbiamo bisogno di immagini del nemico ?

Il capitolo è apparso in prima edizione nel 1995, a cura della Herder di Friburgo e verrrà pubblicato ad ottobre prossimo in italiano da KoinèCentro Interdisciplinare di Psicologia e Scienze dell’Educazione all’interno di un opera più ampia della psicologa Verena Kast, con il titolo Cambiare e ritrovarsi .

Nell’edizione italiana  l’argomento dei “nemici da combattere” è solamente una parte, essendo collocato nel  tema più ampio dei cambiamenti che subiamo col passare del tempo. Noi cambiamo non solo  in termini di ‘età anagrafica, ma anche, e soprattutto, nella percezione del sé e nelle nostre dinamiche interiori. Questi cambiamenti necessitano  della accettazione di un sé in continua mutazione, anche nelle parti “oscure” che non apprezziamo, che tendiamo a rifiutare e  a proiettare all’esterno di noi, sugli estranei.

Il capitolo esplora un aspetto di questo mutamento,  esaminando dal punto di vista della psicologia clinica il processo di “creazione del nemico” attraverso meccanismi di costruzione di una immagine ostile dell’altro, o di un gruppo di altri. Un processo complesso ed articolato che trae origine  innanzitutto dal pregiudizio, cioè sul giudizio dato apriori, a prescindere dal dato reale, per poi radicarsi in forma più o meno esplicita di odio.

Secondo il testo, questo processo è sempre basato sulle differenze osservate o percepite, ad esempio l’estensione di alcuni giudizi generici sui “giovani d’oggi” a volte troppo pigri, a volte troppo scalmanati e così via in una serie di presunti eccessi. Lo stesso accade per quelli che il testo definisce “gruppi marginali” come gli zingari che “fanno quello che vogliono” e “non hanno voglia di lavorare”.

Estraneità ed ostilità sono due fattori autoalimentanti e, spesso, sconfinanti nell’odio. L’immagine del nemico e dei sentimenti ostili che proviamo verso di lui ha la caratteristica di essere “contagiosa”, ovvero che tanto maggiore è la nostra percezione deglie elementi che rendono l’altro un “nemico”, tanto più facilmente questi vengono assegnati a gruppi sempre più ampi di persone.

Nello stesso testo viene fatto l’esempio degli immigrati, visti “con belle camicie” (l’equivalente svizzero del telefonino nel nostro paese), che vengono a rubarci il lavoro. Ben presto queste motivazioni di ostilità vengono trasferite anche a gruppi differenti di persone, come accade ad esempio in Italia con i “radical chic”.

Quando proviamo un sentimento ostile, sottolineano gli autori, ne cerchiamo conferme attraverso altre persone che provano sentimenti analoghi per costruire una giustificazione alla nostra ostilità. Il punto chiave di questo comportamento è che avendo assegnato l’etichetta di “cattivo” a qualcuno, colui che prova odio si pone automaticamente nella condizione di “buono”, arrogandosi diritti che non ha, come ad esempio di emarginare i “cattivi”, privandoli dei mezzi di sostentamento o, come è accaduto in Italia con l’arresto indebito dei migranti sulla nave Diciotti.

Il testo analizza l’assegnazione dell’etichetta di “nemico” in termini proiettivi: gli autori adottano la teoria dell’ Ombra di Karl Gustav Jung, quella parte di noi stessi costituita da valori e comportamenti che rifiutiamo. Ad esempio se viviamo come negativo un certo comportamento o vizio, come ad esempio la pigrizia, troveremo il modo di proiettarlo su un elemento esterno, persona o gruppo di persone. Si badi bene, questo processo di proiezione ha come materia sentimenti e stati d’animo che vorremmo concederci di provare e che invece rifiutiamo.

Un esempio classico, riportato nel libro, è l’ostilità che gli anziani provavano verso “i giovani di oggi”, nella Svizzera dell’epoca in cui è stato scritto (1991). Questa ostilità aveva le origini proprio nella proiezione di quel sentimento di rifiuto della libertà individuale, spesso manifestata senza troppe remore, che gli anziani avrebbero voluto ma che non hanno potuto avere.

Le persone sentono la propria “Ombra”, la rifiutano e la proiettano su “altri”, che combattono proprio a causa del rifiuto dei propri meccanismi interni. E’ il processo ben noto in psicologia, detto di proiezione.

Ma perché proiettiamo? Perché la costruzione di una immagine del nemico è funzionale alla stabilizzazione dell’autostima, soprattutto quando abbiamo una percezione del nostro “noi” fragile, affermano gli autori. Quando poi è un intero popolo a non avere una buona sicurezza di sé, allora il processo di proiezione si estende alla svalutazione di forme di vita straniere e ad immagini collettive del nemico, come è il caso dei migranti in Italia. Così, mentre i dati  smentiscono l’emergenza invasione, ormai cessata da diverso tempo,   questi restano ignorati mentre il meccanismo che fomenta l’odio è sempre comunque forte.

Gli autori scrivono chiaramente che la creazione del nemico è alimentata dalla paura: per consolidare la nostra autostima ripetiamo continuamente qeusto processo di identificazione di un elemento estraneo al nostro modo di pensare e di vivere, assegnazione dell’etichetta di nemico, produzione di atti violenti e aggressivi (che siano anche solo verbali, non ne cambia la sostanza). Ma in realtà tutto questo nasce per “dissimulare i problemi”, ed è importante osservare che, allo scopo, le immagini del nemico sono sempre astratte, stereotipate e ingiuste. Ingiuste non in senso morale, ma proprio in senso tecnico: basate su conclusioni completamente arbitrarie e non supportate da fatti reali.

Pur se il testo è  del 1991, merita davvero riflessione il fatto che in Italia il meccanismo di odio generato dalla paura sia stato rinforzato proprio attraverso una campagna mediatica fondata sulla stessa paura e su atti simbolicamente aggressivi, come diverso tempo fa accadde con le ruspe di Salvini. E che, in termini di consensi, abbia funzionato. E’ un processo sapientemente sfruttato dalla Lega nell’arco del tempo: prima, quando la Lega era locale al nord, con i terroni, poi con gli zingari e i migranti. Cambia solo la scala del “nemico”, ma il processo è lo stesso.

Come tutte le situazioni complesse e foriere di scontro, è inevitabile che portino ad una risoluzione, per drammatica che sia. Uno spiraglio viene dagli autori, che sottolineano come il processo di creazione di immagini ostili sia funzionale a farci porre domande su noi stessi. Ed è proprio da qui che dobbiamo ripartire: anche questo, in definitiva, è un passaggio di crescita culturale del nostro paese.

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Italiani e razzismo: una emergenza che viene da lontano

In una inchiesta de “La Stampa”, i numeri su razzismo e xenofobia dimostrano una escalation davvero preoccupante:

33 aggressioni a sospetta matrice xenofoba o razziale negli ultimi due mesi
803 reati con matrice d’odio razziale negli ultimi due anni, con un aumento del 560% dal 2009 ad oggi
73000 tweet contro i migranti nel report Vox 2018, praticamente raddoppiati dal 2016

Il quadro socio-politico in Italia mostra un evidente razzismo endemico che affonda le proprie radici in un passato neanche troppo recente. Scriveva Annamaria Rivera nel Rapporto sul Razzsimo in Italia del 2009:

“Il Rapporto più recente (6 marzo 2009) dell’Ilo, l’Agenzia per il Lavoro dell’Onu, sull’applicazione delle convenzioni e delle raccomandazioni internazionali in tema di diritti dei lavoratori, documenta e denuncia che l’Italia viola la Convenzione 143 sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti, ratificata nel 1981: anche per responsabilità dei suoi leader politici i lavoratori immigrati, le minoranze e soprattutto i rom sono gravemente discriminati, in un contesto in cui anche dalle istituzioni è favorita la diffusione di forme di intolleranza, xenofobia e razzismo”.

Il ruolo dei Social Network è rilevante, sia nella diffusione che nella legittimazione del comportamento razzista, con la novità che questo si estende in forma violenta anche contro la parte civile del paese, che tenta di isolare – attraverso i cosiddetti anticorpi culturali – il comportmaneto razzista.

Il razzista, in Italia, sembra non rendersi conto di esserlo. Di norma giustifica il proprio odio razziale con una aperta lotta alla delinquenza. Il che sarebbe pure sacrosanto, salvo poi affermare – invariabilmente – che alcune etnie tendono a delinquere più di altre. Ed è proprio qui che incappa in quanto sancito come odio razziale, ai sensi della legge Mancino 205/93. In merito ci sono anche sentenze che fanno giurisprudenza, come le frasi contro i Rom da parte del sindaco Formaggio di Vicenza, il quale affermò che “I nomadi delinquono, ce l’hanno nel Dna”.

Gli italiani razzisti hanno una caratteristica in comune abbastanza frequente: non vogliono sentirselo dire. Anzi, si offendono pure e rispondo con offese a quella che loro, appunto, reputano una offesa. Eppure “razzista” non è una offesa, ma una rilevazione comportamentale ai sensi del codice penale. E’ importante comprendere che quando si afferma, o peggio si scrive sui social un post che stigmatizza gli zingari o le minoranze, questo post è razzista nel senso proprio del termine. Il punto chiave è che molti italiani vogliono poter esercitare atti di razzismo senza assumersene la responsabilità.

Per fortuna che esiste una società civile che fa scattare i cosiddetti “anticorpi”. Ma quando ciò accade, la risposta di quella parte del paese che mette in atto comportamenti razzisti è preoccupante, perché dimostra una immediata deriva violenta.

La vicenda di Raffaele Ariano, il ragazzo che ha denunciato l’episodio di razzismo sulla tratta Milano-Mantova di Trenord è emblematica: solo nelle prime ore dopo la sua
denuncia, ha ricevuto sul suo profilo Facebook oltre 33.000 commenti di matrice razzista e xenofoba, caratterizzata da una violenza verbale incredibile.

Violenza del linguaggio che è segno molto preoccupante e che si rivolge anche contro alla parte sana del paese, che tenta di isolare questi comportamenti, Così come i nazisti chiamavano “pietisti” coloro che difendevano gli ebrei, gli epiteti si sprecano: “buonisti”, “radical chic” conditi da ingiurie variegate. È il guaio è che chi cade in questo linguaggio non si rende conto che costituisce forma di odio evidente.

Comportamenti ampiamente illegali, in aperta violazione dell’Art. 595 del Codice Penale:

“La diffamazione è l’offesa nei confronti della reputazione altrui commessa comunicando con altre persone, che devono essere almeno due o più di due. In questo caso di solito la vittima non è presente.
(…). Se la diffamazione avviene a mezzo internet, come nel caso di un post offensivo su Facebook o una notizia veicolata su un sito, si ha un’aggravante (…)”

Ma, al di là degli aspetti di legge, il vero punto è proprio l’odio: gli italiani sono in prima linea in quanto ad odio online e, in generale, basato su valori come intolleranza e razzismo, un fenomeno che diverse università stanno studiando il fenomeno da tempo (vedi il Rapporto Vox a fine articolo).

Il dato più interesssante è che, contemporaneamente, gli sono primi per “indice di ignoranza” cioè gli italiani sono i primi in Europa in quanto a percezione distorta del reale, sovrastimando immigrazione e criminalità. Questo dato è confermato da diversi studi, tra cui citiamo il Progetto Noi ISTAT, che dimostra in modo impietoso come i fenomeni radicati nella pancia del paese, tra cui proprio il razzismo nei confronti degli extracomunitari, siano alimentati da falsa informazione: si scopre, infatti, che la tanto temuta invasione di extracomunitari è un fenomeno inesistente, così come inesistente è l’emergenza sicurezza.

Il risultato netto è una radicalizzazione dei comportamenti di autolegittimazione, come ad esempio la giustificazione di essere razzisti perché si è “provocati”, o come molti affermano di essere vittima di un “razzismo al contrario” contro gli italiani.

L’italiano razzista si autogiustifica dicendo che “urlare al razzismo“ è razzismo, ignorando che l’odio razziale ha una definizione esatta ai sensi di legge, e questo è e deve essere un punto fermo.

Secondo il razzista chi difende le minoranze etniche, difende anche l’illegalità. È una distorsione molto povera che sembra non comprendere un fatto basilare: la delinquenza va condannata sempre, tuttavia usare la delinquenza per affermare che “gli zingari rubano” è odio razziale, ai sensi di legge. Insomma, in assenza di razzismo l’etnia non viene citata. Un fatto basilare che non riesce a penetrare nel tessuto sociale.

Il razzista non solo si offende, ma diventa pure violento e non sempre a parole, come le cronache hanno ampiamente dimostrato. Cosa fare? Di certo occorre una “contronarrazione”, ovvero un processo attivo di divulgazione degli elementi culturali, e di legge, di contrasto a questi comportamenti.

A questo proposito, fanno riflettere le parole di Annamaria Rivera, ricordiamolo risalenti al 2009:

“Si è prodotto, in Italia, un circolo vizioso preoccupante fra il discorso e l’azione dei governi e di alcuni partiti politici, l’opera di riproduzione di cliché, stereotipi e pregiudizi svolta dal sistema mediatico, la diffusione di forme di xenofobia popolare, spinte fino alla spedizione punitiva e al pogrom, all’omicidio e alla strage razzista. In certi quartieri popolari metropolitani sono ormai quotidiane le aggressioni fisiche indiscriminate contro migranti, rom, cittadini italiani di pelle più o meno scura, spesso prive di ogni movente o pretesto che non siano riconducibili al razzismo”.

E’ innegabile che vi sia una corresponsabilità evidente tra il pensiero e l’azione di governo, sempre attenta a stare entro il filo di un comportamento ai sensi di legge, e le derive comportamentale apertamente xenofobe e razziste che poi si manifestano nella vita quotidiana, come testimoniato dalla cronaca e dai numeri.

-> Vai al Rapporto Vox 2018
-> Vai al Rapporto sul Razzsimo in Italia (2009)
-> Vai al progetto Noi Istat

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Star Party “Eclisse più lunga del secolo” a Ostia Lido

Venerdì 27 luglio 2018 ad Ostia Lido, triplo evento astronomico: l’eclisse di Luna più lunga del secolo, Marte in opposizione e congiunzione Luna – Marte. Celebreremo l’evento con uno Star Party in collaborazione con l’Associazione Astronomica del Pellegrino, LidiMatematici e con la supervisione del fotografo Emanuele Valeri.

Sarà possibile osservare gli eventi astronomici concomitanti con l’ausilio di telescopi, binocoli astronomici, mappe digitale e puntatori ad Ostia, Piazza dei Canotti – Lungomare Duilio– (accanto al Polo Natatorio di Ostia), il 27 luglio dalle ore 20 in poi.

Una occasione unica per una serie imperdibile di eventi:

  • Inzio fase di penombra: 19:15
  • Inizio Star Party: 20:00
  • Inizio eclisse parziale: 20:24
  • La Luna sorge: 20:27
  • Inzio fase di totalità: 21:30
  • Tramonto Solare: 20:32
  • Marte sorge: 21:56
  • Culmine dell’Eclisse: 22:23
  • Fine Fase di totalità:23:13
  • Fine eclisse parziale: 0:19
  • Fine fase di penombra: 1:29

L’evento, soggetto a possibile annullamento per meteo avversa, è gratuito e aperto a tutti e non sono richieste particolari attrezzature, che saranno disponibili in loco.

Programma osservativo:
– orientamento alla volta celeste (dalle 20 in poi)
– Luna in Eclisse parziale
– Pianeti del sistema solare: Giove e Saturno
– Luna in Eclisse Totale
– Marte in Opposizione
– in tarda serata, ammassi stellari

-> Link all’evento Facebook

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La grande bufala della “Terra al buio” il 27 luglio

Lo avete letto e riletto in tutte le salse con titoli sempre più roboanti: “il cielo si tingerà di rosso”, “la Terra resterà al buio”, e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente, tutto falso o, meglio, artatamente esagerato.

Cosa c’è di vero? Il 27 luglio prossimo avremo una eclisse di Luna, eccezionalmente lunga con Marte in congiunzione.

Cosa vedremo? Una lunga eclisse lunare molto simile a quella del 2007, di cui vi riportiamo le immagini, già pubblicate in questo blog. La Terra non resterà al buio perché … è una eclissi di Luna! Un errore madornale che è stato ribattuto a pappagallo su innumerevoli siti. La fase di totalità durerà quasi un’ora e tre quarti, mentre quella di penombra sarà di ben sei ore e un quarto. Un evento astronomico decisamente interessante, ma non sarà certo la Terra a rimanere al buio, né il cielo a tingersi di rosso.

Non è difficle capirlo: le eclissi sono dovute ad un “allineamento” temporaneo di Terra, Sole e Luna. Se la Luna si interpone tra Sole e Terra, allora si ha una eclisse, che non lascia mai tutta la Terra al buio, ma piccole frazioni di essa, con il disco lunare che si sposta rapidamente. Le eclissi totali sono caratterizzate dal disco lunare che “impalla” completamente il Sole.

Viceversa le eclissi di Luna si hanno quando ad interporsi tra Sole e Luna è la Terra, che proietta la propria ombra sulla Luna. Anche queste eclissi possono essere parziali e, quando sono totali, normalmente tingono la Luna di rosso, per un effetto combinato dalla luce del sole, il celeste dei mari del nostro pianeta e l’ombra che proiettiamo sulla Luna.

Non sarà, quindi, il cielo a tingersi di rosso, ma la superficie della Luna. Altro clamoroso errore ribattuto a pappagallo: a furia di copia e incolla, ben pochi si sono preoccupati di analizzare data e ora dei vari fenomeni e di quanto serve per prepararsi effettivamente allo spettacolo astronomico, ad iniziare dalle fasi dell’eclisse e dall’orario di sorgere e tramontare di  sole, luna e marte. Essenziali per pianificare l’osservazione in modo accurato.

Ed ecco il dettaglio delle fasi dell’eclisse, ora Italiana:

  • Inzio fase di penombra: 19:14:47
  • Inizio eclisse parziale: 20:24:27
  • Inzio fase di totalità: 21:30:15
  • Culmine dell’Eclisse: 22:21:44
  • Fine Fase di totalità:23:13:11
  • Fine eclisse parziale: 0:19:00
  • Fine fase di penombra: 1:28:38

E’ importante tenere conto che il 27 luglio prossimo il Sole tramonterà alle 20:32, quindi immediatamente a ridosso dell’inizio della fase di eclisse parziale. Per quell’ora, essendo la Luna piena (e non può essere altrimenti durante una eclisse), dovrebbe essere già possibile osservare l’ombra del nostro pianeta stagliarsi sulla Luna.

Dovremo però attendere qualche minuto perché, a sua volta, la Luna sorgerà alle 20:27, pochi minuti prima del tramontare del Sole. All’inizio della fase di totalità, dopo poco più di un’ora, la Luna sarà quindi ancora bassa sull’orizzonte, per culminare alle 00:34 del 28 luglio e, infine, tramontare poco prima del sorgere del Sole.

Avremo però più tempo del solito per osservare l’eclissi perché la Luna sarà, contemporaneamente, all’apogeo, ovvero al punto più distante della sua orbita intorno alla Terra: circa 50 mila km in più rispetto al perigeo, ovvero il punto più vicino. Essendo distante, il nostro satellite percorrerà la sua orbita più lentamente e, quindi, resterà più tempo nel nostro cono d’ombra.

Contemporaneamente, avremo il pianeta Marte in congiunzione con la Luna, ovvero visibile immediatamente nei pressi del nostro
satellite. L’evento astronomico è quindi più relativo alla congiunzione dei due corpi celesti, perché il giorno della grande opposizione alla Terra, ovvero del passaggio del pianeta rosso nel punto di minima distanza rispetto al nostro pianeta avverrà il 31 luglio, con “soli” 58 milioni di Km. Basti pensare che durante l’opposizione del 2016 il pianeta rosso passò a circa 75 milioni di Km dalla Terra. Lo spettacolo sarà quindi assicurato, con una magnitudine apparente di -2.8 ed un diametro del disco del pianeta rosso di 24.2’’ secondi di arco. Una dimensione davvero notevole, tenendo conto che il massimo relativo osservabile è di 25 secondi di arco. Rispetto all’opposizione del 2016 Marte sarà una volta e mezza più grande e poco meno di due volte più luminoso.

Marte, a sua volta, sorgerà alle 21:56 e sarà dislocato praticamente nei pressi della Luna. Con entrambi molto bassi all’orizzonte, l’occasione fotografica sarà davvero ghiotta. L’immagine a destra mostra una proiezioe di come dovrebbero apparire dislocati i due corpi celesti  verso le 23:40 del 27 luglio. Bassi verso l’orizzonte e verso sud.

Se siete curiosi di vedere il pianeta rosso potete farlo fin da subito, le dimensioni angolari e la luminosità del pianeta sono già oggi ragguardevoli, basta affacciarvi e guardare basso all’orizzonte verso sud a partire dalle 22 di sera.

 

 

 

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Allarme dall’Osservatorio dei Diritti: cresce l’odio in rete

Gli ultimi episodi legati ai respingimenti e alle morti in mare hanno prodotto non solo una vera e propria tragedia ma, di fatto, sdoganato un linguaggio violento, cui sono seguite violenze fisiche, come dimostrano gli ultimi fatti di cronaca da Firenze, Bologna, Corsico, Caserta e Vibo.

Ad aggravare il quadro è anche il clima di forte intolleranza che si respira nei Social Network: a sollevare un vero e proprio grido di allarme è l’Osservatorio Italiano sui Diritti Vox, un “multipolo” universitario che vede la collaborazione degli atenei di Milano, Bari, La Sapienza di Roma e Cattolica di Milano.

Il 25 giugno scorso, presso l’Università degli Studi di Milano, Vox ha presentato la terza edizione della Mappa dell’Intolleranza, un progetto di analisi del linguaggio associato ai tweet in merito alle tematiche più rilevanti: donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani.

L’Osservatorio dei Diritti rileva una tendenza decisamente preoccupante:

“Nell’anno 3 della rilevazione, che ha esaminato il periodo tra maggio e novembre 2017 e marzo – maggio 2018, risultano evidenti alcune importanti variazioni rispetto agli anni passati. Una su tutte. Sommando i cluster che si riferiscono a xenofobia, islamofobia e antisemitismo, predittivi quindi di atteggiamenti di forte intolleranza contro migranti e persone considerate “aliene”, la percentuale dei tweet dell’odio si attesta al 32,45% del totale nel 2017 e sale al 36,93% nel 2018: un balzo di 4 punti in pochi mesi!”

L’odio in rete, dall’ascesa dei partiti populisti, è un fenomeno in costante crescita, in particolare verso le altre etnie. Mentre – riporta l’Osservatorio dei Diritti – l’omofobia è in calo più di un italiano su tre twitta hate speech verso immigrati e musulmani.

Il punto cardine dello studio è che, di fatto, il nuovo corso sta non solo sdoganando il linguaggio dell’odio, ma lo sta anche cronicizzando. Ma cosa vuol dire hate speech, cioè quando il nostro linguaggio diventa linguaggio dell’odio?

Secondo lo studio Hate Speech Annotation: Analysis of an Italian Twitter Corpus, dell’Università di Torino, le dimensioni che caratterizzano l’hate speech sono quattro:

  • Aggressività: nuova invasione di migranti in Europa (debole) / Cacciamo i rom dall’Italia (forte)
  • Offesa: I migranti sanno solo ostentare l’ozio (debole) / Zingari di merda (forte)
  • Ironia: ora tutti questi falsi profughi li mandiamo a casa di Renzi ??!
  • Sterotipazione: Roma in bancarotta ma regala 12 milioni ai rom

E’ indubbio che, leggendo questi criteri di analisi del linguaggio, questa modalità espressiva è ormai ampiamente diffusa. Barbara Lucini del Dipartimento Sociologia, Università Cattolica di Milano, spiega che questo processo è in atto, con particolare riguardo agli ultimi mesi:

“Nell’ultimo periodo lo scenario sociale risulta intriso di frequenti episodi di intolleranza e violenza verso gruppi e categorie di persone che, per loro intrinseche caratteristiche, diventano bersaglio di pregiudizi diffusi e atteggiamenti di avversione. In particolare stiamo assistendo a una polarizzazione di visioni e dei conflitti, che trovano una ragione di esistere – non di legittimazione – nei pregiudizi diffusi e radicati proprio come elementi culturali. È quindi importante approfondire tali tematiche per meglio comprendere le ricadute sociali di questi convincimenti”

Come si batte l’intolleranza? Secondo Silvia Brena, confondatrice di Vox, è necessaria innanzitutto l’integrazione, ecco cosa accade quando c’è:

“Oggi l’odio si concentra contro le persone considerate diverse, per appartenenza a culture differenti dalla nostra. I dati che abbiamo raccolto su antisemitismo e islamofobia confermano in questo senso una tendenza in atto, verso la “globalizzazione” della rabbia e dell’odio. Ma dalla rilevazione emerge un altro aspetto importantissimo. I tweet intolleranti diminuiscono, dove è più alta la concentrazione di migranti, dimostrando quindi una correlazione inversa tra presenza sul territorio e insorgere di fenomeni di odio: come a dire, conoscersi promuove l’integrazione”.

e, soprattutto, è necesario lo sviluppo culturale mediato dalle buone leggi:

Ripartire dall’educazione civica, ritrovare le parole inclusive, ritrovare i valori fondanti del patto sociale alla base delle nostre democrazie. Nella consapevolezza che trasformare i ragazzi in cittadini è compito difficile.

 

-> Vai ai risultati completi dello studio “La Mappa dell’Intolleranza”
-> Vai all’articolo sulla annotazione dell’Hate Speech

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