Quando c’era Lui …

Lui_è_tornato_Oliver_Masucci_Franziska_Wulf_foto_dal_film_3_mid… ci deportavano in orario, recita un verso di Caparezza. E’ proprio in estate, con la recrudescenza del fenomeno degli sbarchi, ma anche con il normale caldo torrido del nostro Bel Paese e le inevitabili ricadute sulle nostre insofferenze, che si assiste ad un singolare ritorno di fiamma sui Social Network.

E’ la nostalgia del fascismo, il ricordo di bei tempi mai vissuti, che inevitabilmente si riversa in un fiume di post che oscillano tra la aperta adesione ai valori del ventennio e l’intolleranza dichiarata verso minoranze variegate, siano essi negri, ebrei, rom, omosessuali o comunisti. Esattamente nei modi e nei termini propri, appunto, del fascismo.

Sebbene l’apologia di fascismo sia un reato, sembra che una certa fetta di italiani non se ne avveda, politici inclusi. Proprio pochi giorni fa, Salvini ha apertamente parlato di decisione “pazzesca”, riferendosi alla chiusura del Lido di Chioggia ove vigono regole fasciste.

E’ opportuno, quindi, andare a rileggerci la legge 645/1952, passata alla storia come legge Scelba, che stabilisce i criteri per definire il processo di riorganizzazione del partito fascista, che si ha:

quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.
Ed è proprio la propaganda razzista che è di grande attualità ancora oggi, un tema caldo che mette assieme processi migratori, difficoltà sociali degli italiani e, putroppo memoria storica. Nel frattempo esce in germania il film Lui è Tornato, basato sul bestseller di Timur Vernes, che pone una domanda semplicissima: cosa accadrebbe oggi, ai tempi dei social network, se Adolf Hitler fosse nuovamente tra noi? La risposta è, putroppo, ovvia.

Per comprendere meglio quanta responsabilità abbia avuto il fascismo riguardo alla cultura della razza e, per estensione odierna, a tutti i fenomeni annessi al razzismo in generale, è opportuno ricordare l’articolo “Il fascismo e i problemi della razza”, 400px-Il_giornale_d'italiache poi portò alle leggi razziali del 1938.

Proprio in questi giorni Enrico Mentana ha sottolineato come questa pagina sia tra le più dolorose e nere della storia italiana e, soprattutto, irrisolte, visto il tono con cui, ancora oggi, si esprimono tanti, troppi italiani sui Social Network.

La cosa più grave dell’articolo è che fu redatto in modo da ammantarsi della firma della scienza, con tanto di elenco di professori universitari e cattedratici di vario genere. Oggi sappiamo che, dal punto di vista scientifico, è totalmente infondato.

Lo riportiamo integralmente, nella speranza che faccia riflettere.

Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.

Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

4. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.

5. È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.

6. Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

8. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

I firmatari:

Lino Businco, docente di patologia generale, ‘Università di Roma

Lidio Cipriani, docente di antropologia, Università di Firenze

Arturo Donaggio, docente di neuropsichiatria, Università di Bologna, nonché presidente della Società Italiana di Psichiatria

Leone Franzi, docente di pediatria, Università di Milano

Guido Landra, docente di antropologia, Università di Roma

Nicola Pende, docente di endocrinologia, Università di Roma, nonchè direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica

Marcello Ricci, docente di zoologia, Università di Roma

Franco Savorgnan, docente di demografia, Università di Roma, nonché presidente dell’Istituto Centrale di Statistica

Sabato Visco, docente di fisiologia, Università di Roma, nonché direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche

Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma.

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Gli scienziati dimostrano un collegamento tra l’accettazione di frasi apparentemente profonde e la scarsa intelligenza

11954611_10206144276099287_4744090826598094004_nVe lo dico subito: il titolo l’ho rubato da un articolo dell’Independent di due anni fa. Che, poi, in realtà l’ho addolcito perché al posto di frasi profonde riportava, testualmente stronzate.

Avete presente il vostro amico, che spesso è pure caro, che su Facebook condivide compulsivamente frasi apparentemente profonde, ma dal significato completamente vuoto?

In un articolo sull’Independent, approfondito su questo stesso blog, è stato pubblicato uno studio in cui si cercava di comprendere la natura del condivisore compulsivo, in particolare rispetto alle caratteristiche socio-economiche e demografiche: vale a dire sesso, istruzione, reddito.

Ne esce un quadro interessante del tipico profilo della persona che condivide aforismi apparentemente profondi, di cui l’Independent, ma anche altri giornali, hanno dato una lettura superficiale. Lo studio dell’Università di Waterloo, Canada, a cura del dottorando Gordon Pennycock, non dimostra infatti la scarsa intelligenza, ma tutta una serie di caratteristiche che meritano considerazione.

La ricerca, suddivisa in quattro studi distinti focalizzati rispettivamente a determinare il grado di competenze verbali e matematiche, fede religiosa, fede nei fenomeni paranormali e analisi cognitiva, ha evidenziato un profilo nettissimo del condivisore compulsivo: scarsa competenza verbale, fede nei fenomeni paranormali, scarsa competenza scientifica, adesione alle teorie complottistiche e pseudoscienze in generale.

La cosa interessante è che per realizzare lo studio, che consiste nel somministrare, tra le altre cose, frasi generate casualmente dal computer e frasi oggettivamente reali come:

Il futuro è il fondamento delle verità sottili

I neonati hanno bisogno di attenzione

è stato realizzato un sito web, il Generatore di Stronzate New Age (letteralmente), che in pagina di apertura recita testualmente:

Namaste. Vuoi vendere un prodotto o servizio New Age? Sei stanco di scrivere perfrase_degas i tuoi clienti che hanno occhi solo per te? Vuoi associarti alla lista degli autori di best sellers di auto aiuto? Possiamo aiutarti.

Visione profetica: giusto per la curiosità, abbiamo seguito il link all’autore della frase a destra (presa casualmente da Facebook) e, come prevedibile, non è la sola chicca. La cosa interessante è che lo studio dell’Università Canadese ha valenza di una vera e propria segmentazione di mercato, cioè una analisi dettagliata del target ideale da indirizzare. I riscontri, infatti, non mancano: la pagina Facebook dell’autore è seguita da oltre 240 mila persone.

Ci siamo occupati diverse volte del fenomeno dell’Analfabetismo Funzionale, segnalato con dieci anni di anticipo dal compianto Tullio De Mauro, e non c’è il minimo dubbio che è proprio su questo meccanismo che si possono macinare consensi facili, facilissimi, dalla politica alla letteratura e via via in tanti aspetti del sociale.

Un dato che dovrebbe far riflettere, nonostante l’emergenza culturale sia stata segnalata in larghissimo anticipo, questi fenomeni continuano ad esistere e non c’è evidenza del minimo segno di attenuazione. Per chi avesse voglia di approfondire, a fine articolo è disponibile la consueta lista di link.

-> Vai al dettaglio dello studio su LidiMatematici
-> Vai agli approfondimenti sull’Analfabetismo Funzionale
-> Vai all’articolo sull’Independent
-> Vai al New Age Bullshit Generator

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Perché su Facebook spesso almeno due persone compiono gli anni lo stesso giorno?

facebookbirthsVi siete mai chiesti come mai su Facebook, con cadenza quasi giornaliera, non solo un vostro amico compie gli anni, ma spesso a compiere gli anni sono più di uno?

Il fatto curioso è che questa cosa accade veramente spesso, e c’è anche un perché: vi stupirà sapere che se mettiamo insieme 27 persone, la probabilità che due siano nate lo stesso giorno dell’anno, considerando anno e mese, è di circa il 50%. Esattamente come il lancio di una moneta.

Molti si riferiscono a questo fatto controintuitivo come paradosso, eppure questo fatto paradosso non è, come spiega Martin Gardner in Probability Paradoxes e nella celebre collana di Enigmi e Giochi Matematici pubbilcata in Italia a cavallo tra gli anni ’70 e ’80
del secolo scorso. In realtà, il primo a rendere celebre il paradosso del compleanno fu un ingegnere americano nato in austria, Richard Von Mises, era il 1936.Mises_3

Oggi, con i Social Network e le reti di contatto allargate è davvero facile sperimentarlo. Impossibile non notare, come abbiamo detto in apertura, che con frequenza non trascurabile almeno due persone compiono gli anni nello stesso giorno. Attenzione che il “paradosso del compleanno” dice una cosa diversa, ovvero che la probabilità che due persone prese da almeno 27 siano nate lo stesso giorno e mese è del 50%, mentre quello che si sperimenta nella bacheca dei social è il numero di persone che compiono gli anni in un giorno e mese specifico. Ma, tant’è, sono due aspetti dello stesso fenomeno.

E’ un argomento interessante che abbiamo già trattato in passato, che si comprende facilmente mediante un pizzico di calcolo combinatorio. Per approfondimenti, vedi link a fine articolo.

La probabilità che due persone siano nate nello stesso giorno è pari al complementare della probabilità che le stesse non siano nate, invece, nello stesso giorno. Ora, supponendo che la prima persona sia nata in un giorno a caso dell’anno, alla seconda resteranno solamente 364 giorni su 365.

Aggiungendo ora una terza persona, questa avrà solamente 363 giorni su 365. Continuando fino alla ventisettesima persona, questa avrà solamente 339 su 365 giorni disponibili per nascere in un giorno diverso dagli altri 26 prima di lei.

La probabilità che 27 persone non siano nate nello stesso giorno è quindi:

364/365 x 363/365 x … x 336/365

mentre la probabilità che siano nate nello stesso giorno è il suo complementare:

1 – 364/365 x 363/365 x … x 336/365

E il fatto veramente controintuitivo è che già con 42 persone la probabilità che due siano nate lo stesso giorno è di oltre il 90%.

Con centinaia di contatti nella rete dei social il gioco è fatto: la mattina si passa a fare gli auguri!

-> Vai all’approfondimento sul calcolo delle Probabilità
-> Vai al link su Martin Gardner

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Il progetto ISTAT Noi Italia smentisce la disinformazione su sicurezza e immigrazione

Senza titoloUn taglio solo e cento misure. Era il motto dei tappezzieri di Roma per affermare un realtà che dovrebbe servire da principio guida nella vita in generale. Misurare, osseervare, rilevare, prima di agire.

E il progetto ISTAT Noi Italia sembra proprio fatto apposta per questo scopo: 100 indicatori statistici aggregati per sesso, regione e raccolti in forma di serie storica annuale, per capire il nostro paese. Un quadro di unione davvero prezioso che consente di investigare 19 settori: dall’agricoltura al turismo, passando per cultura e tempo libero, istruzione, mercato del lavoro, salute, protezione sociale, e davvero tanto, troppo altro per essere riassunto in un post.

Giunto ormai alla decima edizione, dal 2008 il progetto Noi Italia rappresenta una iniziativa importante per comprendere non solo il nostro stivale, ma anche i rapporti e le differenze rispetto all’Europa. E non è poco, vista l’ondata di populismo che sta attraversando proprio il continente.

Ed è proprio con una visione fattuale della realtà che si contrastano i fenomeni radicati nella pancia del paese, come quello del razzismo nei confronti degli extracomunitari, alimentato da falsa informazione. Si scopre, infatti, che la tanto temuta invasione di extracomunitari è un fenomeno inesistente, anzi addirittura in flessione: 267.600 ingressi nel 2007 contro i 238.936 del 2015. Il picco c’è stato, ma ben 7 anni fa, quando nel 2010 abbiamo sforato la soglia psicologica del mezzo milione di ingressi. Decisamente ben lontano dalla pretesa invasione.

Raddoppiano negli ultimi dieci anni, invece, gli stranieri che prendono residenza nel nostro paese, passando dai due milioni e mezzo circa del 2007 agli oltre cinque milioni del 2016. Vale la pena notare che questo dato non collima con gli ingressi di cittadini non comunitari, segno evidente che, a stabilirsi nel nostro paese, sono anche cittadini stranieri della comunità europea, mentre gli extracomunitari che entrano in Italia si adoperano ben presto per abbandonarla, facendone di fatto un ponte per l’Europa. Un dato che quadra invece con il numero di residenti stranieri per 100 abitanti, pari ad 8.2 in Italia, esattamente coincidente con la media europea. Il fenomeno immigrazione e residenza, quindi, non è affatto emergenziale come si vuole far credere.

Anche gli sparatori crepuscolari devono rivedere le proprie posizioni: i morti per omicidio volontario sono in calo dagli 1,07 per 100.000 abitanti del 2006 ai 0,77 del 2016. Meno di 500 se proiettati sull’intera popolazione. Difendersi in casa a suon di colpi di fucile, a meno che non siamo noi a voler uccidere, è davvero immotivato. In aumento, invece, i furti in abitazione, che passano dai 285 ai 386 per 100.000 abitanti negli ultimi dieci anni. Attenzione, si sta parlando di una probabilità bassissima: il tempo medio di attesa per cui ciascuno di noi debba subire almeno un furto in appartamento è di 259 anni.

A diminuire sono anche le rapine: da 86 a 57 per centomila negli ultimi 10 anni. Praticamente inesistenti le rapine in banca, con un soido 1.3 per centomila. Dieci anni fa erano più del quadruplo. Si sfata anche il mito dell’aumento della criminalità da parte degli extracomunitari. Il dato totale del numero dei detenuti è infatti in aumento, da 39 a 52 mila in dieci anni, mentre la percentuale di detenuti stranieri è in lieve flessione, passando dal 33.7% del 2006 al 33.2% del 2016. A delinquere sono più persone complessivamente, ma il rapporto stranieri / italiani resta invariato, con un lieve aumento della delinquenza proveniente dal nostro amato stivale.

Per chi avesse davvero voglia di capire l’Italia, i dati sono riportati integralmente nel link in calce a questo articolo. E’ tuttavia importante identificare chi è il vero responsabile della disinformazione in tema di sicurezza e immigrazione, chi soffia sul fuoco dell’intolleranza per macinare consensi, e quanto assurdamente fuorviante sia questo atteggiamento.

Disgraziatamente, sono gli stessi dati ISTAT che ci fanno comprendere il motivo per cui la disinformazione regna sovrana nel nostro paese: in Italia ben il 40% dei 25-64 enni ha conseguito a malapena la terza media, contro il 23% della media europea, mentre i laureati nella fascia 30-34 anni sono di poco superiori al 25%, contro il 39% scarso della media europea.

Dati alla mano, è impossibile non osservare l’allineamento dei politici, sia di destra che di sinistra, con la Lega da un lato che professa una immotivata battaglia sull’immigrazione, e il PD dall’altro che propone assurde sfide al far west notturno a colpi di pistola, altrettanto immotivate. Entrambi sfruttano la mancanza di istruzione endemica del nostro paese che, troppo spesso, è anche di chi ci governa.
-> Vai al sito ISTAT Noi Italia 2017

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Una nuova Guerra Civile

autoinvestebiciTitolo esagerato? Non proprio.

Lo sapete già: il campione di motociclismo Nicky Hayden non ce l’ha fatta. Investito da una automobile mentre si allenava in bicicletta, è morto dopo alcuni giorni di coma.

Anche lui vittima della guerra civile in corso tra automobilisti e ciclisti, ma che vede vittime solo da un lato. Eh già, perché sembrerebbe proprio che chi si mette alla guida di una automobile non riesca a comprendere che a morire è sempre e solo la parte più debole.

E, purtroppo, non è una opinione personale. I dati ISTAT provvisori 2015 parlano chiaro: pedoni e ciclisti muoiono ogni giorno sulle strade. Sempre, invariabilmente, uccisi da automobili.

Il rapporto ISTAT sui dati della mortalità stradale nel 2015 restituisce un quadro letteralmente da guerra civile. Su 173.892 incidenti stradali con lesioni, ben 3419 morti e 246050 feriti. Un quadro a dir poco drammatico, considerando che, per la prima volta dal 2001, cresce il numero di vittime, con un aumento dell’1.1% su base annua.

Anche il grafico seguente parla chiarissimo:

incidentiauto_2015
I cosiddetti utenti vulnerabili della strada, cioè pedoni, bici, ciclomotori e motocicli hanno un indice di mortalità altissimo. Ogni volta che accade un incidente che coinvolge un pedone, questo ha il 3.07% di probabilità di morire. Superiore alla motocicletta e al motorino, rispettivamente 1.8% e 0.84%. Alle biciclette non va meno bene: 1.43 morti ogni cento incidenti. Un quadro drammatico che vede, tra i morti sulle strade, oltre il 50% di utenti vulnerabili.

Ciò che va assolutamente compreso è che ad uccidere sono sempre e solo le automobili. Spesso giustificando i propri comportamenti con luoghi comuni, del tipo che i ciclisti vanno in coppia sulle strade, che frequentano strade pericolose, che mettono in atto comportamenti scorretti. Vero, ma non è motivo sufficiente per mettere in atto comportamenti che aumentano il rischio di incidente.

Basta farsi un giro sui Social Network per cogliere in pieno tutta la drammaticità e la pericolosità di questo modo di approcciare la strada. Questo commento li riassume tutti:

Tandem_colombo_bici
E’ un utente Facebook che, infastidito dalla presenza di un tandem, pensa bene di scattare una fotografia col cellulare dal posto del guidatore, a semaforo verde e veicolo in movimento. Violando così il codice della strada ma, soprattutto, mettendo in grave pericolo proprio il tanto vituperato ciclista. Che, poi, in questo caso specifico si tratta di una coppia, una disabile non vedente e la sua guida, che si allenano sul loro tandem giallo canarino per le gare amatoriali, con tanto di gruppo a supporto, ben visibile nell’immagine.

A poco vale l’invito stampato sulla maglia della cicilista, di tenersi ad un metro e mezzo, vista la vicinanza e la pericolosità della situazione in cui è scattata questa immagine. L’immagine sulla destra è solo una delle centinaia che ho raccolto dalla telecamera che porto in mountain bike. Sebbene io stia rigidamente incollato sulla striscia bianca del lato destro della carreggiata, su una strada con limite a 50 km/h, due automobili sfrecciano nel senso opposto a velocità sostenuta, mentre una mi sfiora, superandomi a velocità folle. Andavo circa a 28 km/h, la velocità del veicolo che mi ha superato è stimabile sui cento ed oltre.

Provate a chiedere ad un automobilista della morte di Hayden, vi dirà che se l’è cercata, perché non si è fermato allo stop. Questi esempi sono emblematici, perché l’idea che il ciclista se la cerchi e che, per questo, meriti di morire, non si sa per quale arcano meccanismo, fa sentire gli automobilisti in diritto di mettere in atto comportamenti pericolosissimi, che aumentano la probablità di incidente e mietono vittime tra gli utenti della strada.

E, infatti, si muore.

 

-> Vai ai dati ISTAT 2015 

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