La grande bufala della “Terra al buio” il 27 luglio

Lo avete letto e riletto in tutte le salse con titoli sempre più roboanti: “il cielo si tingerà di rosso”, “la Terra resterà al buio”, e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente, tutto falso o, meglio, artatamente esagerato.

Cosa c’è di vero? Il 27 luglio prossimo avremo una eclisse di Luna, eccezionalmente lunga con Marte in congiunzione.

Cosa vedremo? Una lunga eclisse lunare molto simile a quella del 2007, di cui vi riportiamo le immagini, già pubblicate in questo blog. La Terra non resterà al buio perché … è una eclissi di Luna! Un errore madornale che è stato ribattuto a pappagallo su innumerevoli siti. La fase di totalità durerà quasi un’ora e tre quarti, mentre quella di penombra sarà di ben sei ore e un quarto. Un evento astronomico decisamente interessante, ma non sarà certo la Terra a rimanere al buio, né il cielo a tingersi di rosso.

Non è difficle capirlo: le eclissi sono dovute ad un “allineamento” temporaneo di Terra, Sole e Luna. Se la Luna si interpone tra Sole e Terra, allora si ha una eclisse, che non lascia mai tutta la Terra al buio, ma piccole frazioni di essa, con il disco lunare che si sposta rapidamente. Le eclissi totali sono caratterizzate dal disco lunare che “impalla” completamente il Sole.

Viceversa le eclissi di Luna si hanno quando ad interporsi tra Sole e Luna è la Terra, che proietta la propria ombra sulla Luna. Anche queste eclissi possono essere parziali e, quando sono totali, normalmente tingono la Luna di rosso, per un effetto combinato dalla luce del sole, il celeste dei mari del nostro pianeta e l’ombra che proiettiamo sulla Luna.

Non sarà, quindi, il cielo a tingersi di rosso, ma la superficie della Luna. Altro clamoroso errore ribattuto a pappagallo: a furia di copia e incolla, ben pochi si sono preoccupati di analizzare data e ora dei vari fenomeni e di quanto serve per prepararsi effettivamente allo spettacolo astronomico, ad iniziare dalle fasi dell’eclisse e dall’orario di sorgere e tramontare di  sole, luna e marte. Essenziali per pianificare l’osservazione in modo accurato.

Ed ecco il dettaglio delle fasi dell’eclisse, ora Italiana:

  • Inzio fase di penombra: 19:14:47
  • Inizio eclisse parziale: 20:24:27
  • Inzio fase di totalità: 21:30:15
  • Culmine dell’Eclisse: 22:21:44
  • Fine Fase di totalità:23:13:11
  • Fine eclisse parziale: 0:19:00
  • Fine fase di penombra: 1:28:38

E’ importante tenere conto che il 27 luglio prossimo il Sole tramonterà alle 20:32, quindi immediatamente a ridosso dell’inizio della fase di eclisse parziale. Per quell’ora, essendo la Luna piena (e non può essere altrimenti durante una eclisse), dovrebbe essere già possibile osservare l’ombra del nostro pianeta stagliarsi sulla Luna.

Dovremo però attendere qualche minuto perché, a sua volta, la Luna sorgerà alle 20:27, pochi minuti prima del tramontare del Sole. All’inizio della fase di totalità, dopo poco più di un’ora, la Luna sarà quindi ancora bassa sull’orizzonte, per culminare alle 00:34 del 28 luglio e, infine, tramontare poco prima del sorgere del Sole.

Avremo però più tempo del solito per osservare l’eclissi perché la Luna sarà, contemporaneamente, all’apogeo, ovvero al punto più distante della sua orbita intorno alla Terra: circa 50 mila km in più rispetto al perigeo, ovvero il punto più vicino. Essendo distante, il nostro satellite percorrerà la sua orbita più lentamente e, quindi, resterà più tempo nel nostro cono d’ombra.

Contemporaneamente, avremo il pianeta Marte in congiunzione con la Luna, ovvero visibile immediatamente nei pressi del nostro
satellite. L’evento astronomico è quindi più relativo alla congiunzione dei due corpi celesti, perché il giorno della grande opposizione alla Terra, ovvero del passaggio del pianeta rosso nel punto di minima distanza rispetto al nostro pianeta avverrà il 31 luglio, con “soli” 58 milioni di Km. Basti pensare che durante l’opposizione del 2016 il pianeta rosso passò a circa 75 milioni di Km dalla Terra. Lo spettacolo sarà quindi assicurato, con una magnitudine apparente di -2.8 ed un diametro del disco del pianeta rosso di 24.2’’ secondi di arco. Una dimensione davvero notevole, tenendo conto che il massimo relativo osservabile è di 25 secondi di arco. Rispetto all’opposizione del 2016 Marte sarà una volta e mezza più grande e poco meno di due volte più luminoso.

Marte, a sua volta, sorgerà alle 21:56 e sarà dislocato praticamente nei pressi della Luna. Con entrambi molto bassi all’orizzonte, l’occasione fotografica sarà davvero ghiotta. L’immagine a destra mostra una proiezioe di come dovrebbero apparire dislocati i due corpi celesti  verso le 23:40 del 27 luglio. Bassi verso l’orizzonte e verso sud.

Se siete curiosi di vedere il pianeta rosso potete farlo fin da subito, le dimensioni angolari e la luminosità del pianeta sono già oggi ragguardevoli, basta affacciarvi e guardare basso all’orizzonte verso sud a partire dalle 22 di sera.

 

 

 

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Allarme dall’Osservatorio dei Diritti: cresce l’odio in rete

Gli ultimi episodi legati ai respingimenti e alle morti in mare hanno prodotto non solo una vera e propria tragedia ma, di fatto, sdoganato un linguaggio violento, cui sono seguite violenze fisiche, come dimostrano gli ultimi fatti di cronaca da Firenze, Bologna, Corsico, Caserta e Vibo.

Ad aggravare il quadro è anche il clima di forte intolleranza che si respira nei Social Network: a sollevare un vero e proprio grido di allarme è l’Osservatorio Italiano sui Diritti Vox, un “multipolo” universitario che vede la collaborazione degli atenei di Milano, Bari, La Sapienza di Roma e Cattolica di Milano.

Il 25 giugno scorso, presso l’Università degli Studi di Milano, Vox ha presentato la terza edizione della Mappa dell’Intolleranza, un progetto di analisi del linguaggio associato ai tweet in merito alle tematiche più rilevanti: donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani.

L’Osservatorio dei Diritti rileva una tendenza decisamente preoccupante:

“Nell’anno 3 della rilevazione, che ha esaminato il periodo tra maggio e novembre 2017 e marzo – maggio 2018, risultano evidenti alcune importanti variazioni rispetto agli anni passati. Una su tutte. Sommando i cluster che si riferiscono a xenofobia, islamofobia e antisemitismo, predittivi quindi di atteggiamenti di forte intolleranza contro migranti e persone considerate “aliene”, la percentuale dei tweet dell’odio si attesta al 32,45% del totale nel 2017 e sale al 36,93% nel 2018: un balzo di 4 punti in pochi mesi!”

L’odio in rete, dall’ascesa dei partiti populisti, è un fenomeno in costante crescita, in particolare verso le altre etnie. Mentre – riporta l’Osservatorio dei Diritti – l’omofobia è in calo più di un italiano su tre twitta hate speech verso immigrati e musulmani.

Il punto cardine dello studio è che, di fatto, il nuovo corso sta non solo sdoganando il linguaggio dell’odio, ma lo sta anche cronicizzando. Ma cosa vuol dire hate speech, cioè quando il nostro linguaggio diventa linguaggio dell’odio?

Secondo lo studio Hate Speech Annotation: Analysis of an Italian Twitter Corpus, dell’Università di Torino, le dimensioni che caratterizzano l’hate speech sono quattro:

  • Aggressività: nuova invasione di migranti in Europa (debole) / Cacciamo i rom dall’Italia (forte)
  • Offesa: I migranti sanno solo ostentare l’ozio (debole) / Zingari di merda (forte)
  • Ironia: ora tutti questi falsi profughi li mandiamo a casa di Renzi ??!
  • Sterotipazione: Roma in bancarotta ma regala 12 milioni ai rom

E’ indubbio che, leggendo questi criteri di analisi del linguaggio, questa modalità espressiva è ormai ampiamente diffusa. Barbara Lucini del Dipartimento Sociologia, Università Cattolica di Milano, spiega che questo processo è in atto, con particolare riguardo agli ultimi mesi:

“Nell’ultimo periodo lo scenario sociale risulta intriso di frequenti episodi di intolleranza e violenza verso gruppi e categorie di persone che, per loro intrinseche caratteristiche, diventano bersaglio di pregiudizi diffusi e atteggiamenti di avversione. In particolare stiamo assistendo a una polarizzazione di visioni e dei conflitti, che trovano una ragione di esistere – non di legittimazione – nei pregiudizi diffusi e radicati proprio come elementi culturali. È quindi importante approfondire tali tematiche per meglio comprendere le ricadute sociali di questi convincimenti”

Come si batte l’intolleranza? Secondo Silvia Brena, confondatrice di Vox, è necessaria innanzitutto l’integrazione, ecco cosa accade quando c’è:

“Oggi l’odio si concentra contro le persone considerate diverse, per appartenenza a culture differenti dalla nostra. I dati che abbiamo raccolto su antisemitismo e islamofobia confermano in questo senso una tendenza in atto, verso la “globalizzazione” della rabbia e dell’odio. Ma dalla rilevazione emerge un altro aspetto importantissimo. I tweet intolleranti diminuiscono, dove è più alta la concentrazione di migranti, dimostrando quindi una correlazione inversa tra presenza sul territorio e insorgere di fenomeni di odio: come a dire, conoscersi promuove l’integrazione”.

e, soprattutto, è necesario lo sviluppo culturale mediato dalle buone leggi:

Ripartire dall’educazione civica, ritrovare le parole inclusive, ritrovare i valori fondanti del patto sociale alla base delle nostre democrazie. Nella consapevolezza che trasformare i ragazzi in cittadini è compito difficile.

 

-> Vai ai risultati completi dello studio “La Mappa dell’Intolleranza”
-> Vai all’articolo sulla annotazione dell’Hate Speech

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Dalla propaganda su sicurezza e immigrazione allo scontro sociale

La vicenda del respingimento dell’Aquarius è stata al centro dell’attenzione nell’ultima settimana, così come la proposta di “censire” i Rom da parte del neo ministro dell’interno Matteo Salvini e le ulteriori repliche sui temi centrali, a suo dire, della sicurezza e della immigrazione.

I dati ISTAT smentiscono e mostrano chiaramente come sicurezza ed immigrazione non siano una emergenza eppure i consensi da parte di fette sempre più ampie di popolazione, ormai poco meno del trenta percento, dimostrano come a tutti gli effetti questa tecnica propoagandistica stia facendo sempre più presa.

Tutto questo soffiare sul fuoco dell’intolleranza sta producendo un clima di scontro sociale sempre più preoccupante, caratterizzato da toni verbali decisamente violenti. Toni verbali cui sono seguite aggressioni fisiche ai danni di extracomunitari, putroppo mortali, a Firenze, Bologna, Corsico, nel vibonese e, proprio ieri, nel casertano.

Andiamo innanzitutto ai numeri, il progetto ISTAT Noi Italia, del 2017, mostra chiaramente che l’emergenza immigrazione e sicurezza è inesistente. L’invasione di extracomunitari è una mera invenzione, i numeri sono addirittura in flessione: 267.600 ingressi nel 2007 contro i 238.936 del 2015. Il picco c’è stato, ma nel 2010, con mezzo milione di arrivi.

Legare sicurezza ed immigrazione è ancora più scollato dal reale: su 100 mila abitanti gli omicidi sono in calo, da 1,07 del 2006 a 0.77 nel 2016 e i furti in abitazione in aumento, da 285 a 386. Comunque cifre irrisorie, che dimostrano che la probablità di venire uccisi o rapinati in casa è praticamente nulla.

Falso anche l’aumento della criminalità da parte degli extracomunitari: il numero di detenuti è in aumento, da 39 a 52 mila in dieci anni, mentre l’incidenza dei detenuti stranieri è in modesta flessione, passando dal 33.7% del 2006 al 33.2% del 2016. In pratica abbiamo più detenuti ma il rapporto stranieri / italiani resta invariato, con un lieve aumento della delinquenza italiana. Quindi, semmai, il contrario: è in (lieve) aumento la delinquenza da parte degli italiani.

Il punto chiave è, come mai gli italiani hanno una percezione così falsata della realtà? La ricerca Ipsos MORI “Perceptions are not reality: things the world gets wrong”, condotta in 14 paesi, mostra che l’Italia è addirittura in testa in quanto a percezione falsata del reale. In questo studio ad un campione bilanciato è stato chiesto di stimare la percentuale di incidenza di vari fenomeni sociali, dalla distribuzione del credo religioso, al tasso di disoccupazione, fino alla percentuale di immigrazione e di omicidi.

In particolare sulla immigrazione i dati sono drammatici: la percentuale degli immigrati è al 7% e solamente il 15% degli italiani la stima correttamente. La ricerca si spinge oltre, analizzando i fattori socio-demografici che portano ad una errata percezione e il quadro che ne emerge è drammaticamente chiaro, la cosiddetta pancia del paese presenta una o più di queste caratteristiche:
– medio bassa istruzione
– medio basso reddito
– precarietà lavorativa percepita o reale
– insoddisfazione generale per la propria vita, percepita o reale

La ricerca dimostra come la scolarizzazione sia un fattore davvero dirimente: una persona su tre con medio-bassa istruzione stima la percentuale di immigrazione al 40%.

Un ritratto che collima perfettamente con quello dell’Analfabetismo Funzionale del compianto Prof. Tullio De Mauro. L’analfabeta funzionale ha tre caratteristiche specifiche:
– non comprende i testi scritti
– non costruisce analisi articolate
– paragona il mondo solo alle sue esperienze dirette

A preoccupare, ed è questa la novità, è tuttavia il clima di scontro violentissimo che questo tipo di persona, secondo le statistiche di De Mauro oltre il 50% della popolazione, sta portando nel tessuto sociale e come questa tendenza appaia inarrestabile. Messe di fronte a cifre, fatti, numeri e razionali l’italiano medio sta reagendo con la violenza verbale.

Le convergenze con alcuni toni di altri tempi, allora si diceva “plutocrate”, oggi “radical-chic”, allora si diceva “pietismo”, oggi “buonismo”, dovrebbero far riflettere.

Ma il punto è, come può riflettere la maggioranza degli italiani, se non ha neanche gli strumenti per recepire la realtà attorno a sé ?

-> Vai al progetto Noi Italia ISTAT

-> Vai alla ricerca IPSOS-Mori

-> Vai all’approfondimento sull’Analfabetismo Funzionale

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Dire, Parlare, Comunicare: le pericolose sovrapposizioni tra il linguaggio dell’uomo comune e il soggetto con diagnosi clinica certa.

La casa editrice Koiné – Centro Interdisciplinare di Psicologia e Scienze dell’Educazione ha pubblicato Dire-Parlare-Comuncare, Psicopatologia dell’espressione verbale, un libro rivolto agli addetti ai lavori che può anche essere letto ad una platea più ampia.

E’ un testo innovativo perché, per la prima volta, si rivolge agli addetti ai lavori proponendo un approccio basato sulla ermeneutica del linguaggio, ovvero sulla interpretazione del significato inteso dal parlante. Il libro è frutto di un lavoro di ricerca estremamente complesso, durato quasi venti anni, che ha un duplice obiettivo: da un lato propone un approccio sistematico alla analisi del linguaggio e dall’altra pone l’accento sulla correlazione tra gli elementi linguistici usati nell’espressione confrontando pazienti per cui è stata fornita una diagnosi clinica certa (schizofrena, paranoia, nevrosi, disturbi della personalità, etc) e la popolazione cosiddetta “di riferimento”, ovvero normale.

Il libro è originariamente destinato a psicologi e psicoterapeuti, ma può essere letto da una platea più ampia perché, nei primi sei capitoli, fornisce tutti gli strumenti necessari per la comprensione dei risultati clincici che propone con la presentazione delle tavole statistiche riassuntive.

Nei primi sei capitoli il Dott. Claudio Gerbino, psicologo e psicoterapeuta responsabile del Centro Koiné e attivo nel campo da oltre quarant’anni, si addentra infatti nel dettaglio necessario a stabilire il terreno comune su cui si muove l’intero studio: dagli elementi di psicolinguistica e psicodinamica, alle basi di linguistica con Saussure e Chomsky, passando per la discussione sul linguaggio e lo stile comunicativo e, infine, alla ermeneutica del linguaggio.

Molti di questi temi sono stati trattati in questo blog, per cui si rimanda ai consueti link di approfondimento a fine articolo. Lo studio si basa sulla somministrazione di due gruppi di tavole, il primo composto da una serie di foto e un disegno e il secondo da una serie di disegni ed una foto.

L’intervistatore nel prendere nota delle risposte raccoglie anche alcuni dati anagrafici e di storia famigliare necessari a corredare la analisi delle opportune informazioni di background, come ad esempio la posizione di nascita (ad es. ultimo di quattro fratelli, figlio unico), scolarizzazione del soggetto e dei genitori, eventuale decesso di uno o tutti e due i genitori, eccetera.

Le tavole sono state sottoposte sia ad una platea di soggetti con diagnosi clinica certificata, sia ad un gruppo di controllo di persone prelevate dalla quotidianità. I soggetti sono chiamati semplicemente a descrivere il contenuto di ogni tavola.

Le descrizioni sono state poi etichettate secondo la metodologia di Carlos Castilla del Pino, psicologo e psicoterapeuta spagnolo deceduto ormai da una decina di anni, che ha regalato alla comunità scientifica un contributo piuttosto copioso: occorrono decine e decine di pagine solo per elencare le citazioni e i titoli dei suoi lavori.

Il capitolo sulla ermeneutica dell’inguaggio è già illuminante di per sé, prima ancora di leggere i risultati dello studio. Castilla del Pino propone un approccio ermeneutico, ovvero di interpretazione del linguaggio, che ha lo scopo non di verificare il contenuto ma di analizzare la forma con cui questo viene espresso dal parlante. In estrema semplificazione, non è tanto cosa dice la persona ma il come lo dice ad essere rivelatore della psicologia della persona stessa.

Ne forniamo qui solo una breve introduzione, perché il lavoro di Castilla del Pino (Intoducciòn a la hermenéutica del lenguaje, 1972) è molto più complesso ed è necessario leggere il libro per comprenderlo in modo più profondo. Le frasi possono essere suddivise in sottosezioni (sintagmi) secondo la struttura ad albero proposta da Noam Chomsky, pure discussa ed introdotta nel dettaglio dal libro.

Ciasun sintagma o gruppo di sintagmi viene ricondotto ad una proposizione, cioé ad un singolo blocco dal valore di affermazione, poi etichettato dallo psicologo che lo interpreta secondo una struttura ad albero le cui due categorie più alte sono:

Indicativa: destinata alla descrizione dell’oggetto
Estimativa: destinata alla qualifica dell’oggetto

ne riportiamo qui una definizione semplificata per motivi divulgativi, è importante tenere a mente che la definizione originaria ha sfumatore di maggior complessità.

Una proposizione indicativa ci parla dell’oggetto a cui è rivolta, ad esempio:

Questa è la testa di un uomo

mentre una estimativa è:

Questa donna è bella

Le indicative e le estimative si suddividono a loro volta in vere o false. L’indicativa è vera quando è verificabile, mentre è falsa quando non lo è o quando è falsa in senso proprio. Così, ad esempio:

Questo è un fantasma

è una indicativa falsa perché il fantasma non è una entità verificabile.

Le esitmative ci parlano invece delle percezioni del parlante, ecco un caso di estimativa falsa:

Quest’uomo è triste

di nuovo, classificata da Castilla del Pino come falsa perché non verificabile.

Questo è un esempio di estimativa vera:

Quest’uomo mi appare triste

in questo caso il parlante è cosciente della sua percezione e verbalizza questa sua coscienza. Nel caso della estimativa falsa chi si esprime non è cosciente che, invece, sta proiettando la sua realtà di riferimento su un soggetto esterno.

Le estimative false, quando predominanti nel linguaggio osserva Castilla del Pino, sono segno di dinamismo paranoide: quante volte abbiamo letto il politico di turno dare del cretino a qualcuno o offendere la platea?

Quando predominano le estimative false (semplificando: i giudizi proiettati senza percezione del soggetto che le emette) è un chiaro segnale correlato con la scarsa cultura o, analogamente, di accumulo di informazione non interiorizzata. Esattamente ciò che avviene sul web: tante pillole estrapolate qua e là ma nessuna vera sedimentazione del contenuto come strato culturale permanente della persona.

Ci sono poi altre modalità espressive indicatrici di problemi psicologici di fondo. L’ olofrase, cioè la frase dalla struttura semplificata ad indicare un significato più apmio. Esempi che conosciamo, con dolore: “Me ne frego”, “a casa”, “gufi” e tutte le interiezioni ad esse assimiliabili.

Altro esempio è la alloproposizione, cioé la risposta ad una proposizione con un’altra decontestualizzata rispetto alla prima, un caso lampante – tratto dal web – è a destra.

Ora, sebbene il testo sia clinico e non ha certo mire di porsi come trattato di politica, appare chiaro che l’utilizzo di frasi di questo genere da parte di un politico pone il dubbio se sia il politico stesso ad avere il problema o se la frase è costruita per sintonizzarsi sulla folla cui è destinata. Ad ogni modo, questo chiarisce in modo evidente le motivazioni alla base del linguaggio dei partiti populisti, e della sua efficacia.

Lo studio si addentra ancor di più nei meandri di questa analisi, con ulteriori suddivisioni delle estimative e indicative vere e false in totali e parziali, proseguendo per la analisi delle alloproposizioni ed addentrandosi nel dettaglio degli schock e dei blocchi. I dettagli, chiaramente, possono essere colti dal lettore interessato solamente leggendo il libro.

Alla fine del processo di etichettatura, ciascuna proposizione viene convertita in una sequenza di classificazioni tipo IVT-EFP-EFT, nell’esempio ad indicare una sequenza di indicativa vera totale, seguita da un estimativa falsa parziale e da una estimativa falsa totale. In questo modo è possibile convertire il linguaggio in una distribuzione di categorie e, su queste, applicare un approccio di tipo statistico-distribuzionale.

Le conclusioni dello studio meritano attenta riflessione:

I risultati della nostra ricerca portano a pensare che la maggior parte della popolazione generale abbia la tendenza ad usare espressioni verbali con le carattersistiche tipiche delle persone che rientrano nella classe di patologie F60-F69 dell’ICD

L’ICD è un sistema di classificazione dei disordini mentali in categorie e, in cui la fascia F60-F69 corrisponde ai disturbi della personalità paranoide, antisociali, narcististici e altro.

Al di là delle classificazioni cliniche il punto chiave è che la analisi di correlazione degli elementi di etichettautra secondo l’ermeneutica di Castilla del Pino tra gruppo di controllo (“i normali”) e pazienti con diagnosi certificate, dimostra chiaramente che la grande massa tende ad esprimersi in modo indifferenziato rispetto a ai paranoici.

La spia della modalità espressiva del gruppo di controllo dei normali sono proprio le evalutative false e le indicative false, parziali o totali. Queste mostrano chiaramente come le persone adottino un linguaggio che è la spia di una realtà colta in modo parziale e distorto in cui vengono semplicemente proiettate le proprie convinzioni. Un fatto in convergenza con il fenomeno e gli effetti dell’Analfabetismo Funzionale ampiamente analizzato dal linguista Tullio de Mauro.

E’ un fenomeno dilagante e anche dagli aspetti transnazionali, come lo stesso Gerbino indica quando si riferisce al modello della “morte delle competenze”, che pure abbiamo tratto in questo blog.

Un dipinto a tinte fosche in cui i politici hanno la loro responsabilità:

In un mio precedente lavoro (…) ho già commentato il linguaggio dei politici e i suoi effetti devastanti sull’opinione pubblica. (…) usano un linguaggio infarcito di minacce, instillano la paura del diverso, manipolando le menti più deboli tra gli elettori: è l’eterno slogan “affidatevi a noi e vi proteggeremo”

I massmedia hanno il loro peso in questo quadro:

Anche il linguaggio usato dai mass-media (giornali e TV) è improntato alla paura sociale, alla paura del diverso, al doversi difendere dai pericoli incombenti (addirittura dalle malattie).

i social network rappresentano un osservatorio privilegiato di questi comportamenti:

E’ esperienza comune che il linguaggio di molti frequentatori della rete è pura espressione di aggressività paranoica, basata sul meccanismo della proiezione: insulti, violenze scritte e minacce di passare all’acting out (…).

E’ una realtà con cui siamo chiamati a fare i conti non solo per le implicazioni sociali, ma anche per gli aspetti socio-economici che comporta. Per i più curiosi, in calce all’articolo alcuni link di approfondimento.

-> Vai all’approfondimento su Saussurre

-> Vai all’approfondimento sula “morte della competenza”

-> Vai all’approfondimento sull’Analfabetismo funzionale

-> Vai all’approfondimento su Chomsky

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Il No di Mattarella è lecito? Ecco cosa dice la Costituzione

Lo sapete tutti, nelle scorse ore è esplosa la polemica sullo stop di Mattarella alla nomina del ministro Savona, per via delle sue posizioni antieuropeiste, o quanto meno presupposte tali.  Le motivazioni di Mattarella sono, in stralcio e in riferimento al ministero dell’economia, le seguenti :

“Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro”.

Per dirimere la questione è innanzitutto necessario ripercorrere i poteri del  del Presidente della Repubblica, sanciti dagli articoli 87, 88, 89 e 92 della Costituzione.

Articolo 87

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

Può inviare messaggi alle Camere [cfr. art. 74 c.1].

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione [cfr. art. 61 c.1].

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo [cfr. art. 71 c.1].

Promulga le leggi [cfr. artt. 73, 74, 138 c.2 ] ed emana i decreti aventi valore di legge [cfr. artt. 76, 77 ] e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione [cfr. artt. 75, 138 c.2 ].

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere [cfr. art. 80].

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere [cfr. art. 78].

Presiede il Consiglio superiore della magistratura [cfr. art. 104 c.2].

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Articolo 88

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

Articolo 89

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo [cfr. artt. 76, 77 ] e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Articolo 92

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

E’ quindi facoltà del Presidente della Repubblica nominare i ministri, su proposta del Presidente del Consiglio. Occorre attenzione, perché è la stessa Costituzione  a delimitare il perimetro di un eventuale rifiuto del Presidente della Repubblica a nominare questo o quel Ministro.

L’articolo 95 sancisce infatti ciascun ministro è responsabile “in solido” con la Presidenza del Consiglio, ed un eventuale diniego del Presidente della Repubblica deve essere debitamente circostanziata.

Articolo 95

Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri.

I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri [cfr. art. 89].

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei Ministeri [cfr. art. 97 c.1].

Un diniego alla nomina di un ministro potrebbe essere quindi motivato da considerazioni che dovessero rilevare un conflitto tra la figura proposta ed i suoi doveri, in quanto cittadino italiano e – a maggior ragione – come persona cui sono affidate funzioni pubbliche. A fare luce su questo punto sono gli articoli 54 e 97:

Articolo 54

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Articolo 97

Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge [95 c.3], in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari [28].

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge [51 c.1].

Il veto di Mattarella ha quindi un duplice aspetto: da un lato Savona ha espresso considerazioni euroscettiche e, quindi, potenzialmente in conflitto con l’articolo 97. Ma solo in via ipotetica: posizioni euroscettiche non sono necessariamente in conflitto con l’ordinamento dell’Unione Europea. Vale a dire che, anche in caso di fuoriuscita dall’Euro, non si configurerebbe automaticamente un conflitto rispetto alle leggi Europee. Dall’altro, lo stesso articolo 97 impone che l’operato dei ministri debba assicurare che lo Stato non vada in bancarotta e, anche su questo punto, le conseguenze di una posizione euroscettica sono in ogni caso da dimostrare.

La lettura degli articoli della Costituzione pone quindi un serio interrogativo sulla effettiva liceità dell’azione del Presidente della Repubblica, con considerazioni che possono far ricadere l’ago della bilancia da un lato o dall’altro, ma comunque con ampi margini di discrezionalità e opinabilità.

-> Vai alla Costituzione della Repubblica Italiana

-> Vai alle motivazioni integrali di Mattarella

 

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